Inconsciamente guardi altrove,
dove si posa la dolce voce;
suadente e calma.
Guardi inaspettatamente l’attimo.
Dovunque accorre
e nel mentre a ragguagliare
l’aspetto infinito
forse irragiungibile.
Tocco e la mano che si ferma.
Sembra che la sfiori
ma il momento è quanto la vita.
Resiste alla luce della lancetta.
Accecante oltre la parola,
quanto un inconcludente
abbraccio di parole.
Si mescola il pensiero e la voce.
Tirai un silente urlo
verso il dormiente prato.
M’ascoltò e girò la testa.
Poi mi guardò.
Abbandonando la parola
al solo sguardo.
Un sorriso o una smorfia
fecero crescere solo la nebbia.



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