Non ascoltavo questa canzone da almeno 12 anni e non esagero col numero. Probabilmente una delle prime canzoni di metal estremo che ho ascoltato.
Mi tornano alla mente migliaia e migliaia di ricordi. Situazioni passate e lasciate ad appassire. Situazioni che mi spingono a ricordare e credere che qualcosa di importante nella mia vita c’è stato. Sicuramente importante solo per me, ma d’altra parte è questo che conta, no?
Esisteva qualcosa di più profondo. Esisteva il pensiero “no, non cambierò mai!”…. quanto è sbagliato quel pensiero
Ma nella malinconia riesco a trovare un sorriso e nel fatto che, purtroppo, inevitabilmente sono cambiato posso soltanto affermare che il cerchio non si chiude mai. È un’eterna ricerca del centro che sfioreremo e non toccheremo mai. Ogni spirale, però, ogni cerchio più piccolo del precedente, ci avvicina sempre di più al particolare. A quell’essenza che credevamo eterea e che invece esiste sempre di più.
È un cambiamento essenziale. Non l’avrei mai detto ai tempi di “Upon Raging Waves” o di “Spiteful Intent” o anche di “Terminated World”…. ecco Terminated World.
Và messa.
Purtroppo YouTube non m’aiuta. Mi propone solo questa cover (fatta bene comunque). Ma rende l’idea.
Erano tempi e cose antiche. Con il fascino del passato mi preparo ogni giorno e ogni notte ad affrontare il presente. E cancellando tutto ciò che ho scritto precedentemente, sperando che quei tempi possano ritornare
‘notte.
P.S. mi viene la pelle d’oca a risentire queste canzoni. Che tristezza….
Non scrivo da giorni, forse mesi. Non ho nemmeno controllato. Perlopiù scrivo questa sera, nella quale mi attendono soltanto 3 ore per cercare di dormire. Sento voci. Sento voci distanti e sensazioni interne che mi dicono cosa accadrà domani, fra un attimo o anche fra un mese. Non voglio perdere quel minimo di lucidità che mi rendere consapevole di ciò che accade. Per carità tutto come deve andare fin’ora. Sta andando come era nella mia testa…. o forse come dicevano le voci.
Ciò che sto scrivendo è come una parola in un confessionale. Ma il confessionale è infido, si sa. Non si potrà mai sapere se quello dall’altra parte della grata spiffererà tutto a tutti o se sarà solo quella figura feticista a farlo. L’uno o l’altro prima o poi lo farà. Che siano voci immaginarie oppure reali, non fa differenza.
Spero di poter trovare nuova ispirazione dalla consapevolezza che, oramai, tutto nella mia testa vola e viaggia oltre ogni confine. Bisogna stroncare assolutamente pensieri esterni a me stesso. E che siano pensieri miei e non della mia testa.
Sembra strano, ma io vedo una netta differenza tra queste due cose. Sin da piccolo immaginavo la testa come un insieme di almeno tre strati. La parola, il pensiero e ciò che li governa. Nel preciso ordine dal basso verso l’altro. Da un paio di giorni a questa parte (o forse pure di più) ho scoperto il quarto elemento. Un qualcosa che si inserisce e abbraccia queste tre costanti/variabili. È l’unione.
La teoria del quattro, nata circa 10 anni fa, si conferma ancora una teoria che mi porterà oltre qualsiasi sensazione. Lo scoprire ogni anfratto della mente, di ciò che la governa e di tutto quello che poi il corpo fa. C’è un unione in tutto, così come ci sono due opposti e una via di mezzo. Penso che la ricerca del senso della vita, della mia vita, sia estrapolare dalla realtà di ogni giorno questi quattro elementi.
D’altra parte non è così facile, ma sono convinto più di questo che di qualsiasi altra cosa.
Questo mi rende pazzo? Assurdo?
Questo mi rende cosa?
Nella mia testa rimbomba la frase di un vecchio film: Ghostbusters; “Sei tu un Dio?”.
Spero di no. O è solo la domanda a rendermi ciò che sono?!
Buonanotte.
Problemi? Il problema vero è che, scrivendo tutto questo, sono completamente lucido. O forse no?
Alcune situazioni stroncano sul nascere decisioni che compromettono ogni istante successivo alla decisione stessa. E si sentono affibbiarsi termini di elementi assurdi, che non rispecchiano per niente ciò che ci completa. Altre situazioni congiungono idee lasciate ad appassire o lasciate germogliare. Diventano fiore o mature solo nel parlare con una persona di cui non si aspetterebbe mai di ricevere un consiglio, quella stessa persona ti spoglia di tutte le corazze indossate e ti senti talmente piccolo da diventare inerme.
Quando poco prima eri convinto delle tue decisioni e della tua vita e quando il tuo bel castello di sabbia era bello che costruito un’ondata di mare spoglio te lo porta via. Ti senti, poi, come un bambino senza il suo giocattolo. Completamente solo, travolto dal soffrire, dal dolore e dal capire e comprendere elementi che sembravano scontati.
C’è qualcosa oltre l’orizzonte. Tutti lo vedono. Il problema è avere il coraggio di rincorrerlo.
Ci sono cose nella vita, che diverrebbero banali nel commentarle. Alcune cose scaturiscono solo dalla vista, altre da emozioni, ancora altre da ricordi angosciosi. Il più delle volte ci sono pensieri che cercano di carpire il significato del domani e dell’emozioni presenti. Ci sono attimi che fuggono. È l’immagine di qualcosa che sta cadendo dal decimo piano di un palazzo e cerca con tutte le sue forze di aggrapparsi alla ringhiera del piano sottostante. Non ci riesce. Mai. Ma so che ci sono anche cose che ti sollevano dal disco in vinile della vita. Anche se è la sola puntina che si spezza, senti che tutto quello sotto di te rappresenta un’effimera parte dell’esistenza.
Sotto di te c’è tutto. Il problema è riuscire ad afferrarlo.
The house of rising sun è una canzone molto ambigua. Nessuno conosce la sua vera origine, anche se alcuni studiosi di musica folk pongono la sua nascita all’incirca nel ‘600 con una canzone popolare inglese.
Sono stati più di 100 i gruppi o i cantanti che l’hanno interpretata. Da Jimi Hendrix a Joan Baez e da gli Eagles ai Sentenced. The house of the rising sun, oggi, è un eufemismo per indicare una casa chiusa. Tuttavia questa casa di cui parla la canzone non si sa se sia reale o fittizia.
Mi hanno sempre affascinato queste canzoni perdute nel tempo e mi chiedo come questa canzone sia vissuta per più di 400 anni cambiando costantemente genere. Dal folk sua origine al metal odierno.
La musica è musica. Mi chiedo anche perchè non l’abbiano trasformata in merda i nostri bei cari miti di oggi. Da gigi d’alessio a vasco rossi e da tutti quei deficienti che azzeccano suoni a caso che poi la sparano a 100db ( se è una serata tranquilla ) nelle discoteche. L’oro è oro. Non si può cambiare. Io la vedo come una reliquia che i profani non possono toccare. Non possono nemmeno immaginarlo. Purtroppo a volte capita. Questi maledetti uomini perduti si permettono persino, a volte, di storpiare canzoni di autori illustri quali Fabrizio De Andrè e Franco Battiato. Mio dio….
Quanto è triste. Poi mi chiedono perchè. Ma perchè mi piace essere così. Perchè ho ancora la fortuna di possedere un cervello che elabora informazioni ed è capace di decidere da sè. Perchè preferisco essere un puntino nero su un foglio di diecimila metri quadrati, perchè preferisco essere una mosca bianca. Perchè unirmi alla marmaglia odierna mi fa schifo.
Lascio ascoltare le versioni che mi hanno più colpito per la differenza e l’interpretazione delle stesse.
Ci sono due versioni originali. Una al maschile e una al femminile. Lascio testo e traduzione soltanto di quella al maschile. Le donzelle saranno così carine da trovarsi la loro per sè
Bob Dylan
Shawn Mullins
Pink Floyd
Muse
Walls of Jericho
Sentenced
There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God I know I’m one
My mother was a tailor
She sewed my new bluejeans
My father was a gamblin’ man
Down in New Orleans
Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and trunk
And the only time he’s satisfied
Is when he’s on a drunk
Oh mother tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun
Well, I got one foot on the platform
The other foot on the train
I’m goin’ back to New Orleans
To wear that ball and chain
Well, there is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God I know I’m one
C’è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di esssere uno di questi
Mia madre era una sarta
cucì i miei blue jeans nuovi
mio padre era un giocatore d’azzardo
giù a New Orleans
Ora, l’unica cosa
di cui ha bisogno un giocatore d’azzardo
è una valigia e un bagagliaio
Ed è soddisfatto
solo quando
è ubriaco del tutto
Oh madre di’ ai tuoi figli
di non fare quello che ho fatto io
di non spendere la loro vita
nel peccato e nella miseria
nella casa del sole che sorge
Ora, un piede sul binario
l’altro piede sul treno
sto tornando a New Orleans
con la palla al piede [cioè in prigione]*
Ebbene, c’è una casa
a New Orleans
La chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di essere uno di questi
Io vivo per cose astratte, abbracciate da sogni. Mi immergo ogni giorno in tristi fiumi d’autunno. Porto avanti pensieri non per ragione, ma per un istinto costante che mi spinge e mi eccita. Vivo la vita per quel che è; solo in una giungla cacciando o aspettando una preda che forse non arriverà mai. Quella preda, però, deve avere la forza d’uccidermi, o meglio, di confrontarsi a me, altrimenti sarà morta e dovrò solo aspettare la prossima. Che possa intravederla o non.
Vivo per immagini e sensazioni. Vivo per sei sensi. Vivo tra labbra strette e occhi profondi. Vivo oltraggiando il conosciuto e tuffandomi in universi senza confini.
Sento quell’essenza, quella che mi porta ad un domani senza barriere. Vivo l’attimo che mi rende completo, ma desidero ardentemente la scintilla che mi trascini alla pazzia.
Darei una traduzione molto personale al nome di questo gruppo formato dal grande Ritchie Blackmore e dalla cantante Candice Night. Ovviamente è l’unione dei due nomi, ma nella traduzione (naturalmente personale) prende un altro significato:
Notte ancora più nera
Che coincidenza pensarci….
Lascio due canzoni. Senza testo nè traduzione. In un modo o nell’altro devo pur differenziarle dagli altri testi, figli del metallo, che ho inserito.
Buon ascolto.
Anzi, traduco (sempre in maniera molto soggettiva), giusto per dovere di cronaca, soltanto i titoli.
Non puoi nemmeno immaginare quante te ne ho dette. Cose che non mi sarei mai sognato di dire ad una persona più grande di me. Ho immaginato le torture più crudeli per scelte che sembravano non avere senso. Era una visione strana quella che avevi tu, vecchio stampo. Senza fronzoli. Senza mai cambiamenti radicali. Ti intestardivi come i bambini e, come loro, facevi i “dispettucci”: tu non giochi più, tu giochi quando mi va. Non nego che a volte ti ho odiato con tutta l’anima, allibito di fronte a cosa riuscivi a crearti intorno: caos.
Ma non puoi nemmeno immaginare come ti ho visto nelle interviste degli ultimi 2 mesi. Un sorriso spento e una voglia di fare paragonabile ad una goccia nell’oceano. Senza però, cadere mai nella volgarità o nelle proteste. Il tuo massimo era: sono stati episodi che ci hanno condizionato, siamo stati sfortunati. Senza mai prendertela con persone reali che, probabilmente, ti hanno indotto in quella lotta indiretta per cercare di svegliare menti addormentate.
Quando un cane ha la rabbia lo si abbatte. Ma poi dispiace molto….
Le ultime immagini che ho visto andranno cancellate dalla mia mente. Voglio ricordarti così. Vincente e con le lacrime agli occhi per una storia che ti e ci ha segnato. Il tuo essere “un signore” non ti negherà un posto nei nostri cuori.
Vola, corre e si nasconde. In un pensiero rubato o in uno sguardo nel vuoto.
Importante!
DISCLAIMER INTELLIGENTE
Il mio blog è aggiornato con costanza. Con la mia costanza. In pratica lo aggiorno quando mi pare. Aggiungo che probabilmente è un prodotto editoriale.
Detto ciò, me ne sbatto altamente della legge n.62 del 07/03/2001.
La Costituzione Italiana cita:
art. 21:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Ricordiamocelo eh!
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