Cose lasciate ad appassire

6 03 2009

L’orizzonte si specchia
tra il riflesso del sole e il mare.
Forte è il profumo
di lacrime e di sogni passati.

Lanciamoci ora!
Verso il far del mattino,
tra frammenti che graffiano i piedi,
tra sguardi intrecciati dal sole.

Tra frammenti e goccie d’eterno
vorrei potermi trovare
a piangere tra le tue braccia.
Affondando tra il sospiro e la parola.

Trova, cerca, prova;
ogni cosa che vive dentro
è solo l’espressione
del mio giardino appassito.





Giù, in addormentati dedali astratti

3 03 2009

Sogni e sogni,
di irrealizzati spazi
su petali di rose
posati sul nulla.

Si muovon le labbra
al respiro del vento,
sussurando e articolando
versi e parole insensate.

Ricordo quando scrissi,
poggiato su spine taglienti
che strappavano la pelle
dai pensieri più profondi.

Sangue e parole,
parole e sangue,
sgorgavano libere dalla fonte,
nera, e più accesa del sole.

Un calore etereo che m’abbraccia,
poi, la mano che la cerca.
Si posa sempre più vicina
con la paura di toccarla.

M’assorbono i suoi occhi,
non rivolti verso me,
e il docile profilo
che si nasconde tra fumi e nebbia.

Nella stessa turbine di raggi
mi tocca un fluido:
aura fredda e fonte di sollievo,
di pensieri nascosti e sogni.

Quando per colpirla, la sfioro,
anima e corpo si fermano.
Osservando increduli,
l’interminabile spazio tra terra e sogno

tra il sogno e il reale,

e

tra il presente e la paura del futuro.





Tra nebbia e sguardi

23 02 2009

Lontano, lontano.
Tra il groviglio di sensi
e l’armonia del sogno.
Lontano dove arriva il pensiero.

È la lucentezza di parole,
superate da emozioni,
racchiuse in attimi ingenui
ammucchiate in tratti atipici.

L’indifferenza nutre,
il bisbiglìo assente
d’un sussurro costante
tra sguardo e sensi.

Si diffonde in occhi
appannati dai nodi,
più lontano ancora
di dove il pensiero può portare.

Oscura il mondo,
tra sicurezze affrante,
e il quinto senso
si pone ove dorme l’infinito.

Io guardo parole inesistenti,
timidi sguardi e
parole amiche.
Sento solo il fango che m’attornia.

Congiungendo, poi,
tra vento e terra,
l’aria incolume che vibra
tra parole perse nello spazio.





Therein [Dark Tranquillity]

18 02 2009

Gentle storm / Thundering silence
Inferior force / Uncontrolled calm
Vital unlife / Logic/Chaos/Logic

The tone of which his birth ascend
The beat that of a heart descend
Repeating in the infinite
An insight made it clear
Order stormed the surface
Where chaos set norm
Had there always been balance?
…surely not
Therein lies the beauty

It was solid
Yet everchanging
It was different
Yet the same
So I starve myself for energy

The song around his soul will bend
The notes that in this hole will melt
Crawl out of science
A dreamland if you dare
Disorder clawed the boundaries

We’re ordered to stand clear
Was it always different
…never the same?
Therein lies the beauty

As there were no witnesses
There was nothing to be told
As nothing could be grasped
The story could unfold
Superimposed on the elements of anger
/ Fear / Anxiety / Hate / Despair / Remorse

So break from all that fear hold fast
Exposed now turn to all you lack
Let echoes be the answers
Return from all the screams
Wordless now the last attack
So silent it hurts to listen
Was it always solid
…to never change?
Therein lies the beauty



Mite tempesta / Tonante silenzio
Forza inferiore / Calma fuori controllo
Dissimile dalla vita /Logica/Caos/Logica

Il tono al quale la sua nascita si innalza.
Il battito che discende da un cuore
ripetendolo all’infinito.
Un’intuizione lo ha reso chiaro.
L’ordine infuria sulla superficie,
dove il caos detta legge
c’era sempre stato equilibrio?
…di sicuro no.
In questo giace la bellezza

Era solido.
Ma sempre mutevole.
Era diverso.
Ma lo stesso.
Così mi lascio morire di fame per l’energia.

Il canto attorno alla sua anima si piegherà.
Le note che in questa cavità fonderanno
strisciano fuori dalla conoscenza.
Una terra dei sogni se osi,
il disordine ha dilaniato i confini.

Ci è stato ordinato di stare distinti in piedi.
È sempre stato diverso
…mai lo stesso?
In questo giace la bellezza.

Dato che non c’erano testimoni
non c’era nulla da dire
mentre niente poteva essere afferrato
la storia poteva schiudersi.
Sovrapposta sugli elementi della rabbia:
/ terrore / ansia / odio / disperazione / rimorso

Dunque distruggi tutto ciò che il terrore stringe veloce.
Esposto, ora, girati verso tutto ciò che ti manca.
Lascia che gli echi siano le risposte.
Ritorna da tutte le grida.
Senza parole ora l’ultimo attacco,
così silenzioso che fa male sentirlo.
È sempre stato così solido
…da non cambiare mai?
In questo giace la bellezza





Gesti nascosti

6 02 2009

S’allontana
in fretta come un lampo,
l’atroce istinto della voglia
di volere.

Afferrata da lontani brividi
assenti su irte scogliere.
Spruzzate, ad ogni istante,
da gocce d’oceano.

Si nasconde dietro
una fiaba segreta;
oltre una pagina strappata
ad un libro per bambini.

Spesso inconcludente
per la luce d’una stella.
Molto più spesso necessaria
al rinvigorirsi del cuore.





Adesso ed ora

10 01 2009

Inconsciamente guardi altrove,
dove si posa la dolce voce;
suadente e calma.
Guardi inaspettatamente l’attimo.

Dovunque accorre
e nel mentre a ragguagliare
l’aspetto infinito
forse irragiungibile.

Tocco e la mano che si ferma.
Sembra che la sfiori
ma il momento è quanto la vita.
Resiste alla luce della lancetta.

Accecante oltre la parola,
quanto un inconcludente
abbraccio di parole.
Si mescola il pensiero e la voce.

Tirai un silente urlo
verso il dormiente prato.
M’ascoltò e girò la testa.
Poi mi guardò.

Abbandonando la parola
al solo sguardo.
Un sorriso o una smorfia
fecero crescere solo la nebbia.





Come fosse la prima volta

10 01 2009

Giunge inaspettato;
attimi,
deliri,
sospiri.

Torna indietro il tempo,
incapace d’afferrare il presente.
Si spegne ogni istinto
e ritorna il fuoco eterno.

Fuoco acceso in un attimo
e placato col passare degli stessi.
Come la luna illuminata dal sole,
come una stella sola nel buio.

Più lontano
di quello che gli occhi possono vedere,
di quello che il cuore può sentire.
Più lontano.

Ancora ed ancora.
Oltre ogni battito e respiro.
Oltre. Ricominciando dove
è cominciato.





Timore

9 01 2009

Guardo
interazioni ambigue
di assurdità.

Risate e non pianti
in un gioco enorme.
La nebbia dissolta,
sopraffatta e vinta.

Dondolo tra gli occhi
spiccando il volo
verso la vittoria.

Soli in luoghi non propri.
Un accenno d’aria sfumata.
Il ticchettio si interrompe
ed è tutto troppo chiaro.

Tu cosa senti?
Timore.
Poi più nulla.





Un velo

5 01 2009

Inconcludenti, inconscie
occasioni e,
tramortiti aspetti di attimi vaganti,
inaspettatamente costringono la
voglia del crescere e dello scoprire.

Ogni volta che guardo oltre
Guardo petali accarezzati dal ghiaccio.
Lontano, oltre il pensiero,
il mattino che si staglia
oltre il sogno assopito.

Giunge la luce appannata.
Irta di spine cadenti,
ancora mi accarezza il velo
d’autunni passati
ad aspettare il sentiero.





La sedia di lillà [Alberto Fortis] e Dio (o un dio)

29 12 2008

Me l’hanno fatta scoprire oggi. Hanno vangato nei miei sogni. Scavato in profondità nel mio cervello.

A parte, ovviamente, l’odio che è cresciuto nei confronti dei “cantanti dell’oggi” qualcosa è cresciuto dentro di me. Forse la consapevolezza di un passato sicuramente più luminoso o, forse, di una realtà odierna completamente odiata.

Ma si! Mi guardo attorno constantemente. Guardo e non vedo nulla. Vedo qualcosa, qualcosina. Uno spunto. Forse un punto. Non esageriamo, è una virgola. Troppo poco in confronto al resto.

Io vedo il Dio di oggi vestito con indumenti di almeno 1.000€ l’uno e perlopiù senza avere il minimo valore. Cerco di spiegarmi meglio. Il Dio di oggi, vale a dire la persona in cui tutti credono, è la feccia…. Forse “il Dio” non è corretto. Mi scuso con i bigotti. Volevo dire “un dio”.

Ricomincio.

Un dio di oggi è la persona terrestre, umana, incapace di far nulla, capace di essere completamente frivolo e privo di senso, che segue constantemente le pecorelle del gregge dietro al pastore che, in questo caso, sta più inguaiato di lui. Un dio è chi si uniforma. Un dio di oggi è quello che compra la felpa da 200€ soprattutto perchè costa 200€, ma anche perchè l’altro dio (il pastore) la porta uguale.  Un dio di oggi non ha pensieri, non ha idee proprie. Il dio di oggi sa qualcosa perchè un tizio di fianco a lui la pensa e ha l’approvazione delle pecore. Un dio di oggi non ha principi, ha solo sentieri sporchi di merda da seguire. Questo dio ha bisogno del tuo male per crescere. Un dio di oggi che hai di fianco non pensa e non sa. Un dio di oggi non sa decidere.  Un dio di oggi non capisce. Un dio di oggi, ascolta ciò che gli dice il dio della televisione. Un dio di oggi, legge ciò che gli dice il dio della televisione. Un dio di oggi non sa decidere da solo. Un dio di oggi mi fa schifo.

Ho da pensare a qualcosa che va oltre. Non sono “il Dio”, o almeno non sono ancora arrivato ad esserlo (bigotti…. sorry), ma so pensare. Io so decidere. Io so avere un idea. Io so cosa fare.  Io so fare una cosa senza che gli altri la facciano. Io so guardare oltre. Io so che è meglio una birra che un vestito. Io so che è meglio vivere che sbavare davanti a “lucignolo”. Io so informarmi di ciò che succede attorno a me. Io so di avere un’idea propria. Io so di essere io. Io, almeno, esisto.

Il marchese del grillo docet: Mi dispiace. Ma io so io e voi non siete un cazzo!

Mi sono dilungato anche troppo. Vi lascio questo capolavoro. Andatelo a raccontare ai “MITI DI OGGI” e vi prego…. mandateli ‘affanculo da parte mia.

Stava immobile nel letto
con le gambe inesistenti
e una piaga sulla bocca
che seccava il suo sorriso.
Mi parlava rassegnato
con la lingua di chi spera,

di chi sa che è prenotato
sulla sedia di lillà.


Ogni volta che rideva
si stracciavano le labbra
e il sapore che ne usciva

era di stagione amara.
Le sue rughe di cemento
lo solcavano di rosso
prontamente diluito
da una goccia molto chiara.


“Penso troppo al mio futuro”
ripeteva delirando,
“penso troppo al mio futuro,
penso troppo e vivo male.
Penso che tra più di un anno
cambieranno i miei progetti.
Penso che tra più di un anno
avrò nuove verità
ma tu non farmi questo errore
vivi sempre del momento
cogli il giorno e tanto amore
cogli i fiori di lillà’”


“Quanti amici hanno tradito”
continuava innervosito,
“quanti amici hanno tradito
per la causa dell’amore”.
Sono andato a casa sua,
sono andato con i fiori
m’hanno detto che era uscito
che era andato a passeggiare
ma vedevo un’ombra appesa
la vedevo dondolare
l’ombra non voleva stare
sulla sedia di lillà.

Tutti voi non siete un cazzo!