Una lacrima

5 02 2008

Sento che il respiro viene a mancare, i miei movimenti sono incontrollati. All’interno e all’esterno tutto sembra vibrare, come una foglia che inesorabilmente sta per staccarsi dal ramo che la mantiene. I miei occhi divengono inutili, le immagini completamente sfocate, i contorni indistinti e colori ormai morti. Non voglio chiuderli; nei contorni sconosciuti del mondo circostante ricordo come lo vedevo prima. Lo sguardo cosciente è perso all’interno di me, cercando un solo motivo.
Nell’affannata ricerca, come un ladro rovista nei cassetti, con la paura che qualcuno lo scoprisse, ne trovo milioni. Sommati ai presenti e a quelli dal tempo rimossi dalla superficie.
Il dolore non scompare, si nasconde.
Come un bimbo che cerca di staccarsi dalla propria ombra; non può farlo. Per quanto voglia abbandonarla è sempre lì e senza rimorsi ella ti segue, noncurante del tuo pensiero o del tuo odio incosciente verso di lei.
Compio movimenti assurdi, massaggiandomi la tempia o ravvivando i capelli. Quel dolce fruscio delle dita sui capelli e il fievole massaggio mi ricorda uno dei motivi per i quali sto piangendo.
Vorrei parlare, ma qualcosa si è già rotto dentro di me. La mia voce uscirebbe strozzata, la voce di un’altra persona. L’inconfondibile voce del dolore. Mi sforzerei di parlare con la mia voce ma il dolore è una delle cose più forti che abbiamo dentro. Quando ti sussurra, tutto viene a mancare. Ciò che poco prima era stupendo diviene orribile. Scacciamo il pensiero più bello perch+ stiamo ancora ascoltando le sua ammalianti parole, ipnotizzati dalla furia stessa di quello che stiamo creando.
Tutti i ricordi più sofferti vengono in superficie, come se si sentissero soli, come se volessero seguire la corrente trasportata dal primo triste pensiero che ha scatenato questa reazione a catena.
Le labbra stanno beffardamente mutando in un labile sorriso. Mi ricordano le maschere appese ai lati del sipario dei vecchi teatri, con drappi rossi, le balconate di russo e l’orchestra sotto il palco.
Gli occhi sono ormai immersi. Mi bruciano e provo l’irresistibile desiderio di chiuderli per donargli un minimo di sollievo. Stringo i denti. La trattengo.
Poi li chiudo….
Da entrambi gli occhi scivolano due lacrime e un altro frammento di cuore si è spezzato. Le due stille gemelle scendono giù, creando percorsi irregolari, si snodano e sfiorano l’angolo edlla bocca. Curvano sull’orlo del mio mento e m’accarezzano il collo. La mia mano s’alza e le sfiora, credendo fosse stata un’altra cosa, un’altra persona a toccarmi.
Dicono che si creano all’angolo degli occhi, frutto di una strana reazione umana. Io credo, invece, che le generi il cuore, attraverso un suo canale personale. Solo per ricordarti che se muori tu, muore anche lui. Per ogni lacrima scesa, perde un pezzo. Per ogni pezzo, perdi una lacrima.
E questo circolo vizioso continuerà in eterno, finquando non ci sarà niente per cui piangere. Finchè il tuo cuore non sarà completamente distrutto.
Ho pianto, ma almeno so che il mio cuore è ancora con me.





Attimi confusi

1 02 2008

Il ribollire del sangue nelle vene mi faceva avere la sensazione di una scia di benzina che pian piano prendeva fuoco dentro di me. Quando la voglia mi prendeva moriva persino lei; davanti a me scompariva in un soffio come la condensa del caldo respiro in una fredda giornata d’inverno. La pace di un momento, di quel momento, ritrovata in quello stesso soffio portato via in un luogo fiabesco, dove il calore è trasportato semplicemente dallo sguardo, dalla vicinanza di un sogno amato.

I miei occhi erano fissi suoi suoi, persi in un incontenibile fremito che si contrastava in una frenetica lotta immersa nel calore circostante. L’incandescenza delle sue mani finiva per portarmi alla follia. Continuando per la scia che stava percorrendo un attimo prima, quando le mie emozioni si limitavano al solo sguardo.