Ti leggo nel pensiero [F. De Gregori]

29 02 2008

Faccio a pugni con te,
poi ti vengo a cercare.
Benedico e ringrazio
e maledico il mondo, com’è.
E mi domando perché,
ti dovrei chiamare?
Tutte le volte che passi
e ti fermi lontano, lontano da me.
Sarà come sarà,
se sarà vero.
Sarà come sarà.
Sarà che mi dirai “vai avanti”
e poi nasconderai,
la fine del sentiero, però
ti leggo nel pensiero.
Le mie chiavi di casa,
puoi tenertele tu.
Per trovarmi, una stanza
ed un letto in affitto,
non mi servono più.
Sarà che mi vedrai nascondermi
durante il temporale
ed rialzare la testa e bestemmiare
quando torna il sole.
Sarà come sarà,
se sarà vero.
Sarà come sarà.
Sarà che inciamperò da qualche parte
e poi ripartirò, da zero, però
ti leggo nel pensiero.
Chiedimi perdono, per come sono,
perché è così che mi hai voluto tu!
Prendimi per il collo, prendimi per mano
che non mi trovo più…
Torno a casa la notte
e non mi lasciano entrare.
E nemmeno ci provo a chiamarti per nome,
e nemmeno ci provo a bussare.
Ma tu davvero sai prendere il miele,
e trasformarlo in pane?
Davvero sai pescare un uomo,
caduto nel mare?
Sarà come sarà,
se sarà vero.
Sarà come sarà
e mi vedrai davvero.
Poco prima dell’alba,
quando il buio è più nero,
però,
ti leggo nel pensiero.
Ti leggo nel pensiero

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Quanto può valere il mondo intero se probabilmente un giorno potrai avere l’universo?

28 02 2008

Non so dare risposta a questa domanda semplicemente per il fatto che non c’è paragone tra le due cose e la parola “probabilmente” non può far altro che porre rischio e dubbio sulla persona che lo pensa. Il dubbio è fatale per qualsiasi cosa e il rischio fa presagire una parte di sconfitta e una di vittoria. Del se poi, non ne parliamo…. dalle mie parti si dice “se la vecchia non moriva campava cent’anni”….SE

Queste due lettere quanti dubbi e rischi fanno correre.

Mi vengono in mente quelle lezioni di programmazione da tempo abbandonate. In informatica il se è netto! O si fa una cosa o un’altra, non ci può essere una via di mezzo se non un’altra soluzione ben definita. Ma seppur ci siano N soluzioni ci sarà sempre qualcosa di nettamente definito….

Ma che sto dicendo??!?!?!? Deliro….

Penserò a quella frase e se mi verrà una risposta la darò, anche se ora senza pensare a nulla e con il rischio nelle vene io dico:

VOGLIO L’UNIVERSO

Se poi non l’avrò pazienza. C’era uno scrittore inglese che diceva:

“Meglio aver amato e perduto che non aver amato mai”





Amore atipico parte II

25 02 2008

Il tramonto del sole romantico
Charles Baudelaire

Oh, quanto è bello il sole che sorge allegro e forte
e il suo buondì ci lancia come uno scoppio rosso!
felice che ne può con animo commosso
salutare, gloriosa più d’un sogno, la morte!

Ricordo!… Ho visto tutto, la fonte, il solco, il fiore,
anelar come vivido cuore sotto i suoi sguardi.
– Corriamo all’orizzonte, presto, corriamo, è tardi,
che non ci sfugga almeno l’ultimo obliquo ardore!

Ma io rincorro invano il Dio che s’allontana;
stende l’ineluttabile Notte su noi, sovrana,
le abbrividenti ali, funeste, umide, opache.

Un lezzo di sepolcro nelle tenebre vagola,
e il mio timido piede ai margini del brago
schiaccia rospi imprevisti e lubriche lumache.

 

Affascinante e oscuro. Quest’abbraccio tra il più puro amore con la più pura tristezza. Così ci volgiamo a guardare quel destino che neghiamo e che ci ha negato.

Rido, non posso far altro che sorridere di fronte a situazioni minuscole che condizionano la vita. Di pianti ce ne sono stati fin troppi e posso fare solo come quel beffardo e inesistente destino; posso solo negare che non ce ne saranno altri.

Se distanza vuol dire lo spazio che sapara due posti mi chiedo quanta distanza percorre un frammento per infrangersi sulla Terra. Quanta distanza c’è tra un uomo e un sogno? Troppo poco…. se davvero fosse così immenso come la distanza di un dito verso una stella, qualunque essere sulla Terra vivrebbe in un modo completamente diverso.

Guardatelo quell’uomo. Quando nella sua mente afferma “Voglio arrivare lì!”.

Se quella distanza è così piccola, perchè una distanza ancor più infinitesimale deve manovrare un’intera esistenza?

Non ho risposte…. questo limbo che mi avvolge mi terrà freddo ancora per molto molto tempo.

Ciao Baudelaire, spero che avrò presto notizie di te….
“Baudelaire fra l’ assenzio cantava ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.”





Il grave dilemma del fare o non fare.

23 02 2008

A volte come spesso accade ci troviamo di fronte alla grave e pesante domanda che ci pone davanti ad uno dei più grandi dubbi che lacerano qualsiasi convinzione.

Il dubbio è quello di guardarsi dentro e sapere se c’è veramente quello che stiamo osservando.
La domanda è: “È giusto travolgere tutto quello che ci precede solo per un nostro sogno?”

Se è vero, come lo è, che “volere è potere” è anche vero che per qualsiasi lato si guardi la faccenda quel potere desidereremmo usarlo solo per un qualcosa di completamente astratto. Che sia sogno o desiderio e mai per una faccenda quotidiana. Quel potere è talmente grande che davvero ci permeterebbe di fare QUALSIASI cosa, ma come qualsiasi forza in questo mondo bislacco c’è sempre e sicuramente un’altra forza che si oppone all’altra.
Se da una parte abbiamo questo grande potere che è dettato solo dal desiderio, dall’altro lato abbiamo un potere di egual misura rappresentato unicamente dalla paura. La stessa paura che non ci permette esprimere ciò che proviamo fino in fondo, quella stessa paura che ci attanaglia il cuore pensando e ripensando a qualsiasi conseguenza del famoso FARE, che cerca dentro il suo stesso oblio un’altra motivazione e un’altra ancora. Quell’eterna paura oscura che frena qualsiasi sentimento, che afferra incessantemente l’istinto e la spontaneità.
Definirei, quindi, il volere come istinto e la paura come ragione…. che strana metafora.
Quella voglia innata che ci portiamo dietro fin da quando non avevamo ancora visto nel profondo il contorcersi inanimato dell’aria e di tutto ciò che tocca. Quella ragione che ci ha insegnato proprio il mondo; tutto quello che il mondo ci ha insegnato a pensare, quello che ci ha obbligati a pensare!
Ci contorciamo insieme all’aria senza avere la più pallida idea di cosa stia accadendo. Incoscientemente cerchiamo in ogni modo di avere il consenso di una o milioni di persone perchè così, secondo il mondo, non ci sentiremmo così soli.
Siamo soli perchè neghiamo in ogni gesto e parola quello che proviamo.
Non pensiamo minimamente che quella ridicolissima frase che penseranno tutti serva a qualcosa. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare”. BALLE! La paura non può nulla contro il vero volere. Ed è qui che si scioglie la matassa.
Se una persona vuole davvero qualcosa ignorerà tutto quello che si pone dinanzi al suo volere. Ignorando qualsiasi conseguenza buona o cattiva, qualsiasi pensiero, qualsiasi situazione…. e qualsiasi colore nuovo gli si pari davanti.
Questa persona così cieca si scontrerà in questa lotta impari con il mondo intero, senza conoscere sconfitta.
È questo ciò che vogliamo? Correre alla cieca verso il nostro desiderio o esimersi da esso; realizzare un sogno o aspettare che quel contorcersi irrefrenabile tra un milione di anni ci dia la risposta?

Il grave dilemma è risolto.

“Fare o non fare, non c’è provare”
Yoda

 





Elementi della perfezione

8 02 2008

Non esistono misure nell’amore. O si ama o no, per quanto lo si odi. L’unico elemento che non rientra nella catena infinita del 4. L’unica nobile eccezione alla teoria della vita, forse il cerchio che racchiude insieme tutte le vie. Forse l’unica cosa più perfetta del 4. Ma non esistono misure nemmeno alla perfezione. L’amore non può essere, quindi, più perfetto del 4, può solo essere un altro elemento che insieme al 4 forma un altro infinito. Mancano, quindi, altri due elementi che si uniranno comunque a due opposti, una via di mezzo e ad un origine. L’origine è forse il 4 stesso, l’amore è un elemento scisso dal 4. E per arrivare alla vera perfezione mancano ancora 2 elementi. Uno dei due è sicramente l’odio, opposto all’amore. Manca solo la via di mezzo…. vita accogli i miei più reconditi desideri.





Svastica

6 02 2008
Svastica
La prima parte della parola è composta dal prefisso su- che significa “buono, bene” (linguisticamente affine al greco ευ, eu- con lo stesso significato) e da asti, coniugazione della radice verbale as (essere): svasti, pertanto, assume il significato di “stare bene”. Il suffisso -ka forma un diminutivo, per cui svastica è traducibile letteralmente come “piccola cosa in relazione con lo star bene” che si può far corrispondere a un termine come “portafortuna”.




Non capireste mai

6 02 2008

Sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se proprio per questo devo amarti, come?
Se questo è il legame come poterlo sciogliere, come?
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue?

Sete di te, sete di te, ghirlanda amara e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.

L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete, sete infinita. Sete che cerca la tua sete
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.