Deliri notturni

14 12 2008

È così strano, provocante. Sembra che stia li a guardarti e parlarti solo per beffarti. Poi è naturale che ti lasci portare via da quelle acque silenziose, forse cullato da quelle silenti onde.

C’è un attimo di follia in quel ballo, più di un attimo. Il tempo scorre veloce, correndo forsennatamente verso un qualcosa di ancora indefinito. La cosa più curiosa è proprio questa. Se il tempo scorre su un orologio vediamo le lancette ruotare, su un calendario vediamo le pagine strapparsi, sul volto d’un bimbo vediamo i segni della vita e del mondo. Come può correre, o meglio, trascorrere in un qualcosa di indefinito?

Eppure la sensazione è proprio quella. Guardi, osservi poi immagini. Quasi timoroso nello sguardo e nella stentata parola. Guardi inconsapevolmente, dubitando degli stessi occhi, senza far caso alla netta differenza che si propone. Guardi con occhi socchiusi e, per non farti accecare, osservi i precisi lineamenti del momento. Ora molto più attentamente del semplice sguardo. Il mondo intorno si spegne, è inerme, completamente fermo ed è qui che giunge la percezione del correre del tempo. È tutto troppo veloce tanto che il mondo attorno non riesce a stare dietro a tutto ciò. Ma naturalmente rimani lì a osservare, noncurante della folla o delle urla circostanti. Sembra tutto così ovvio. Poi subentra il pensiero, quello che ti porta ancora più lontano e fuggi via anche da quello sguardo. Ora sei solo a correre anche se per un attimo. Quell’attimo pieno di poesia e musica lontana, di suoni ovattati in un profumo di rose di giardino. Di timori e dubbi e di incertezze e di paura e di pace. Negli stessi dubbi e incertezze la corsa si ferma, ricominci a guardare e tutto ti sembra meno chiaro. Cominci a pensare che tutto ciò è avvilente, che comincerai a cadere e a volteggiare molto più violentemente, trascinato dal tuo stesso tempo. Quello che un attimo prima aveva scandito lentamente il dolce immergersi in visioni concrete.

Una parola, lenta, pacata, quasi sussurrata, poi, è il lancio che ti getta dove comincerai a cadere e cadere. Quando comincia ad affievolirsi sempre di più nei meandri dei ricordi, di quell’abbietta mente, ti rendi conto che è troppo tardi per aggrapparti a qualcosa e fermare quell’incontenibile resa.

Come Alice nella tana del coniglio bianco, però, cadi e ti guardi attorno. Il tempo ora corre sempre di più, tanto che tutto è perfetto e scandito. Una caduta lentissima. Una caduta che nell’attesa del tonfo ti augura buonanotte….

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16 12 2008
anonimo

buonanotte

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