La sedia di lillà [Alberto Fortis] e Dio (o un dio)

29 12 2008

Me l’hanno fatta scoprire oggi. Hanno vangato nei miei sogni. Scavato in profondità nel mio cervello.

A parte, ovviamente, l’odio che è cresciuto nei confronti dei “cantanti dell’oggi” qualcosa è cresciuto dentro di me. Forse la consapevolezza di un passato sicuramente più luminoso o, forse, di una realtà odierna completamente odiata.

Ma si! Mi guardo attorno constantemente. Guardo e non vedo nulla. Vedo qualcosa, qualcosina. Uno spunto. Forse un punto. Non esageriamo, è una virgola. Troppo poco in confronto al resto.

Io vedo il Dio di oggi vestito con indumenti di almeno 1.000€ l’uno e perlopiù senza avere il minimo valore. Cerco di spiegarmi meglio. Il Dio di oggi, vale a dire la persona in cui tutti credono, è la feccia…. Forse “il Dio” non è corretto. Mi scuso con i bigotti. Volevo dire “un dio”.

Ricomincio.

Un dio di oggi è la persona terrestre, umana, incapace di far nulla, capace di essere completamente frivolo e privo di senso, che segue constantemente le pecorelle del gregge dietro al pastore che, in questo caso, sta più inguaiato di lui. Un dio è chi si uniforma. Un dio di oggi è quello che compra la felpa da 200€ soprattutto perchè costa 200€, ma anche perchè l’altro dio (il pastore) la porta uguale.  Un dio di oggi non ha pensieri, non ha idee proprie. Il dio di oggi sa qualcosa perchè un tizio di fianco a lui la pensa e ha l’approvazione delle pecore. Un dio di oggi non ha principi, ha solo sentieri sporchi di merda da seguire. Questo dio ha bisogno del tuo male per crescere. Un dio di oggi che hai di fianco non pensa e non sa. Un dio di oggi non sa decidere.  Un dio di oggi non capisce. Un dio di oggi, ascolta ciò che gli dice il dio della televisione. Un dio di oggi, legge ciò che gli dice il dio della televisione. Un dio di oggi non sa decidere da solo. Un dio di oggi mi fa schifo.

Ho da pensare a qualcosa che va oltre. Non sono “il Dio”, o almeno non sono ancora arrivato ad esserlo (bigotti…. sorry), ma so pensare. Io so decidere. Io so avere un idea. Io so cosa fare.  Io so fare una cosa senza che gli altri la facciano. Io so guardare oltre. Io so che è meglio una birra che un vestito. Io so che è meglio vivere che sbavare davanti a “lucignolo”. Io so informarmi di ciò che succede attorno a me. Io so di avere un’idea propria. Io so di essere io. Io, almeno, esisto.

Il marchese del grillo docet: Mi dispiace. Ma io so io e voi non siete un cazzo!

Mi sono dilungato anche troppo. Vi lascio questo capolavoro. Andatelo a raccontare ai “MITI DI OGGI” e vi prego…. mandateli ‘affanculo da parte mia.

Stava immobile nel letto
con le gambe inesistenti
e una piaga sulla bocca
che seccava il suo sorriso.
Mi parlava rassegnato
con la lingua di chi spera,

di chi sa che è prenotato
sulla sedia di lillà.


Ogni volta che rideva
si stracciavano le labbra
e il sapore che ne usciva

era di stagione amara.
Le sue rughe di cemento
lo solcavano di rosso
prontamente diluito
da una goccia molto chiara.


“Penso troppo al mio futuro”
ripeteva delirando,
“penso troppo al mio futuro,
penso troppo e vivo male.
Penso che tra più di un anno
cambieranno i miei progetti.
Penso che tra più di un anno
avrò nuove verità
ma tu non farmi questo errore
vivi sempre del momento
cogli il giorno e tanto amore
cogli i fiori di lillà'”


“Quanti amici hanno tradito”
continuava innervosito,
“quanti amici hanno tradito
per la causa dell’amore”.
Sono andato a casa sua,
sono andato con i fiori
m’hanno detto che era uscito
che era andato a passeggiare
ma vedevo un’ombra appesa
la vedevo dondolare
l’ombra non voleva stare
sulla sedia di lillà.

Tutti voi non siete un cazzo!

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