C’è una casa in New Orleans…

29 03 2009

…la chiamano il sole nascente.

The house of rising sun è una canzone molto ambigua. Nessuno conosce la sua vera origine, anche se alcuni studiosi di musica folk pongono la sua nascita all’incirca nel ‘600 con una canzone popolare inglese.

Sono stati più di 100 i gruppi o i cantanti che l’hanno interpretata. Da Jimi Hendrix a Joan Baez e da gli Eagles ai Sentenced. The house of the rising sun, oggi, è un eufemismo per indicare una casa chiusa. Tuttavia questa casa di cui parla la canzone non si sa se sia reale o fittizia.

Mi hanno sempre affascinato queste canzoni perdute nel tempo e mi chiedo come questa canzone sia vissuta per più di 400 anni cambiando costantemente genere. Dal folk sua origine al metal odierno.

La musica è musica. Mi chiedo anche perchè non l’abbiano trasformata in merda i nostri bei cari miti di oggi. Da gigi d’alessio a vasco rossi e da tutti quei deficienti che azzeccano suoni a caso che poi la sparano a 100db ( se è una serata tranquilla ) nelle discoteche. L’oro è oro. Non si può cambiare. Io la vedo come una reliquia che i profani non possono toccare. Non possono nemmeno immaginarlo. Purtroppo a volte capita. Questi maledetti uomini perduti si permettono persino, a volte, di storpiare canzoni di autori illustri quali Fabrizio De Andrè e Franco Battiato. Mio dio….

Quanto è triste. Poi mi chiedono perchè. Ma perchè mi piace essere così. Perchè ho ancora la fortuna di possedere un cervello che elabora informazioni ed è capace di decidere da sè. Perchè preferisco essere un puntino nero su un foglio di diecimila metri quadrati, perchè preferisco essere una mosca bianca. Perchè unirmi alla marmaglia odierna mi fa schifo.

Lascio ascoltare le versioni che mi hanno più colpito per la differenza e l’interpretazione delle stesse.

Ci sono due versioni originali. Una al maschile e una al femminile. Lascio testo e traduzione soltanto di quella al maschile. Le donzelle saranno così carine da trovarsi la loro per sè 😛

Bob Dylan


Shawn Mullins


Pink Floyd


Muse


Walls of Jericho


Sentenced

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God I know I’m one

My mother was a tailor
She sewed my new bluejeans
My father was a gamblin’ man
Down in New Orleans

Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and trunk
And the only time he’s satisfied
Is when he’s on a drunk

Oh mother tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun

Well, I got one foot on the platform
The other foot on the train
I’m goin’ back to New Orleans
To wear that ball and chain

Well, there is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God I know I’m one

C’è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di esssere uno di questi

Mia madre era una sarta
cucì i miei blue jeans nuovi
mio padre era un giocatore d’azzardo
giù a New Orleans

Ora, l’unica cosa
di cui ha bisogno un giocatore d’azzardo
è una valigia e un bagagliaio
Ed è soddisfatto
solo quando
è ubriaco del tutto

Oh madre di’ ai tuoi figli
di non fare quello che ho fatto io
di non spendere la loro vita
nel peccato e nella miseria
nella casa del sole che sorge

Ora, un piede sul binario
l’altro piede sul treno
sto tornando a New Orleans
con la palla al piede [cioè in prigione]*

Ebbene, c’è una casa
a New Orleans
La chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di essere uno di questi






Guardando indietro

27 03 2009

Un giorno mi volterò indietro
osservando tutto il passato.
E soffrirò per questo.

Guarderò nuvole passate
a diffonder pioggia,
raggi di sole offuscati
da gocce grosse e pesanti.

Quando il cammino era lento
poi veloce e incerto.
Quando gli attimi erano attimi
e inciampavo nei miei pensieri.

Soffrirò, un giorno,
per lui o con lui.
Guarderò  indietro
e nel dubbio,

piangerò e riderò.





The Wrestler [Bruce Springsteen]

25 03 2009

Have you ever seen a one trick pony in the field so happy and free?
If you’ve ever seen a one trick pony then you’ve seen me
Have you ever seen a one-legged dog making its way down the street?
If you’ve ever seen a one-legged dog then you’ve seen me

Then you’ve seen me, I come and stand at every door
Then you’ve seen me, I always leave with less than I had before
Then you’ve seen me, bet I can make you smile when the blood, it hits the floor
Tell me, friend, can you ask for anything more?
Tell me can you ask for anything more?

Have you ever seen a scarecrow filled with nothing but dust and wheat?
If you’ve ever seen that scarecrow then you’ve seen me
Have you ever seen a one-armed man punching at nothing but the breeze?
If you’ve ever seen a one-armed man then you’ve seen me

Then you’ve seen me, I come and stand at every door
Then you’ve seen me, I always leave with less than I had before
Then you’ve seen me, bet I can make you smile when the blood, it hits the floor
Tell me, friend, can you ask for anything more?
Tell me can you ask for anything more?

These things that have comforted me, I drive away
This place that is my home I cannot stay
My only faith’s in the broken bones and bruises I display

Have you ever seen a one-legged man trying to dance his way free?
If you’ve ever seen a one-legged man then you’ve seen me.


Hai mai visto uno stupido pony in un campo così felice e libero?
Se lo hai mai visto allora hai visto me
Hai mai visto un cane con una zampa sola che cammina per strada?
Se lo hai mai visto allora hai visto me

Allora hai visto me, quello che arriva e aspetta davanti ad ogni porta
Allora hai visto me, quello che se ne va sempre con qualcosa in meno
rispetto a quando è arrivato
Allora hai visto me, scommetti che riesca a farti sorridere quando il sangue
bagna il pavimento
Dimmi, amico, puoi avere qualcos’altro?
Dimmi, puoi chiedere qualcos’altro?

Hai mai visto uno spaventapasseri pieno solo di polvere e fieno?
Se hai mai visto quello spaventapasseri allora hai visto me
Hai mai visto un uomo con un braccio solo prendere a pugni l’aria?
Se hai mai visto quest’uomo con un braccio solo allora hai visto me

Allora hai visto me, quello che arriva e aspetta davanti ad ogni porta
Allora hai visto me, quello che se ne va sempre con qualcosa in meno
rispetto a prima
Allora hai visto me, scommetti che riesca a farti sorridere quando il sangue
bagna il pavimento
Dimmi, amico, puoi avere qualcos’altro?
Dimmi, puoi chiedere qualcos’altro?

Mi allontano dalle cose che mi hanno procurato conforto
Non posso rimanere nel luogo che considero la mia casa
La mia unica fede risiede nelle ossa rotte e nei lividi che mostro

Hai mai visto un uomo con una gamba sola che prova a danzare per trovare la sua libertà?
Se hai visto quell’uomo con una gamba sola allora hai visto me.





Considerazioni sul presente

24 03 2009

Questo presente è molto strano. Non posso dire di non averlo immaginato, ma così è davvero troppo. È strano perchè tutto scorre lento e docile. Questo presente sembra dormire, riposa aspettando un qualcosa che deve arrivare. Potrebbe essere qualsiasi cosa, ma non voglio immaginarlo. Immagino troppo e crescono dentro di me arbusti innaturali che cercano di sbocciare dentro di me. Contenerli è impossibile. Probabilmente il presente aspetta il momento giusto per svegliarsi perchè gli serviranno tutte le forze possibili; che sia l’ennesimo crollo o una delle rare vittorie. D’altra parte il mio piccolo lato razionale mi obbliga a porre una diga su questo torrente: che crolli subito o la piena avrà conseguenze terribili.Purtroppo il lato razionale non è così interessante quanto quello da sognatore. Il reale è netto e ben definito, spigoloso e… banale. Il sogno è frastagliato, sfumato, senza contorni e così ambiguo da assumere forme che a volte… somigliano al reale :P. Probabilmente è lo stesso desiderio che arde a marcare i contorni, come un lancio verso il vuoto e la flebile speranza che giù, in basso, in fondo al luogo dove riposano gli stessi sogni, ci sia qualcosa ad attenuare il tonfo. Per quanto flebile, però, la speranza è parte integrante di questa figura sfumata. Che sia anche curiosità o voglia di scoprire se quell’immagine sarà così banale da definirla reale.

Ma la realtà è il gioco in cui vivo. Sinceramente, non mi dispiace giocare alla realtà, ma per rilassarmi ho bisogno anche di spegnere un attimo tutto. A volte, quando poi riaccendo e ricomincio a giocare, spero e penso che è possibile cambiare completamente il gioco. Poi penso un po’ più profondamente: non tutti giocano. Alcuni ci stanno talmente dentro che non riescono ad uscire nemmeno per un attimo dal gioco. Alcuni non giocano, vivono e basta. E sarà questo essere infantile che mi rende così assurdo agli occhi della gente.

Questo presente è, sì, molto strano. Mentre scrivo, penso e smetto per un attimo di giocare. Vedo immagini che vanno aldilà della concezione umana delle cose. Ma so che non è così. È talmente alta la torre da costruire che crollerà prima che abbia raggiunto il terzo piano, distruggendo il verde sotto di essa. Ma i giochi sono così, come tutti del resto, anche quelli reali.

Credo che l’uso d’una parola invece di un’altra è intrigante al punto da poter cambiare completamente il senso di un discorso, pur avendo, le due parole, lo stesso significato. La cosa interessante, per qualcuno che legge, è capire quale altra parola si sarebbe potuta usare per cambiare quel discorso. Per farlo diventare così chiaro, che potrebbe anche accecare chi lo guarda per troppo tempo o far distogliere lo sguardo per sempre.

Grazie.





Tra mito e realtà

22 03 2009

Accoglie lontano
tra nuvole e cielo,
oltre il pensiero
uno stato d’animo turbato.

Al quarto perfetto stadio,
posto tra il cuore e il nulla
dove gli antichi orientali
ruotavan l’amore.

Frutto di passione e odio,
tagliente in sacre lame.
Forte e propria
di lati eterni.

Fu il mondo a perderla.
Pura nel colore del mondo stesso
desiderando l’abbraccio.
Chissà se mai abbraccerà me stesso.





18 Marzo 2009

18 03 2009

Ben 24.

Giro di boa o tuffo nel vuoto?

Continuo a nuotare o mi lascio affogare?

Vorrei che le persone capissero molto anche dal minimo gesto. Ecco, questo è il mio proposito per quest’anno.

Un buon compleanno a me!

P.S. Domani sarà anche il mio non-compleanno! 😀





Andiamo al Cinema – The Wrestler

17 03 2009

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The Wrestler è obiettivamente il film più bello che abbia mai visto in una sala cinematografica.

Le parole sono abbstanza superflue. Aronofsky e Rourke si sono estremamente superati. Il primo per una caparbia interpretazione della macchina da presa. “The Ram” è preso solo di spalle fino ad un buon quarto di film e oltre. Curiosa l’analogia con la figlia: Stephanie. Lei viene presa sempre col volto rivolto verso la cinepresa. Solo in un occasione viene ripresa di spalle, quando sta per incontrare il padre e tentare una riappacificazione. Molto curioso.
Mickey “The Ram” viene amato sin dai primi minuti. Il suo essere bambino che gioca in una finzione, con tutti i suoi più cari amici attorno è molto grottesco nel complesso. Un bambino che non ha paura di farsi male. Quel bambino che gioca continuamente, vuole giocare e morirebbe per il suo gioco. Perchè, in fin dei conti, il mondo di un bambino, il mondo di un sognatore è molto diverso dal mondo reale e, perlopiù, non possono entrare in contatto.

Randy gioca in una finzione continua, una finzione che però fa male. Molto male. Sia al corpo che alla mente. Tutti gli affetti saltellano su emozioni tra odio e amore. I fan, la figlia, la spogliarellista, i “colleghi”. Randy accoglio ogni suo nuovo gioco con antipatia, così come per ogni bambino che non riesce ad accettare da subito una novità. Poi si abitua e comincia la lotta verso l’adulto che è in lui. Verso quelle emozioni che si è portato in un tempo bloccato per chissà quanti secoli.

Io amo questo tipo di film. Sono rimasto fermo, zitto, a pensare e forse anche ad imparare qualcosa. Sia durante che dopo.

Il problema, o meglio, il lato oscuro è solo il cinema. Forse un problema relegato alle mie zone. Il commento più intelligente tra i miliardi è stato “quante mazzate gli ha dato!”…. potete immaginare il resto. Non degni. Ma il mio andare al cinema forse puntava proprio a questo, a rendermi conto nel mondo odioso in cui mi trovo.

“Il film più brutto che ho mai visto, po’ nun se capisce. Ma alla fine che fa?”. Beh, niente da dire. I vari Natali a Cristo, ecc. li fanno proprio per gente come te. Complimenti. Mi stupisco di come tu non sia andato a vedere “Barbie e i tre porcellini”. Probabilmente avresti imparato qualcosa anche da lì.

Sono sicuro che quando riguarderò The Wrestler, questa sorta di recensione sarà molto più articolata ed esaustiva.

In ogni caso, Aronofsky, è l’unico capace di strapparmi una lacrima. 😛 È molto appagante, già.
Grazie Darren.