Il saggio

13 03 2009

– Maestro, lei deve aiutarmi!
– Come potrei?
– Quel sogno, quel pensiero insistente è diventato ormai un’ossessione. È diventato quasi incontrollabile, non so come tenerlo fermo, come non farmi investire.
– Il tuo è un sogno. Prima o poi dovrai cercare di farlo diventare reale oppure tuffarti in un incubo. Dovrai provare.
– Lei non capisce…. mi scusi, non mi sono spiegato bene. Il dolore aumenta giorno per giorno. Il solo sbirciare mi pugnala il cuore. Credo di non potercela fare e il solo provarci mi farebbe crollare il mondo addosso. Tutte quelle idee e abitudini che ho costruito e fatto costruire si disintegrerebbero e l’emorragia di dolore si estenderebbe a tutto il mondo. So com’è fatto il dolore, ma preferirei tenerlo per me.
– Tu non riesci a guardare o non sai se è ciò che vuoi.
– Maestro, io lo so. Si staglia su per il cielo e si fonde tra le nuvole più alte, crea contrasto con la luce del sole. È un qualcosa di immenso, è troppo grande da quantificare e le emozioni che provo sono molto ambigue. È un pianto dirompente e scrosciante. Il rumore è insopportabile.
– Il pianto è parte delle emozioni estreme. L’uomo piange per immensa tristezza e dolore. L’uomo, però, piange anche per estrema felicità. Cos’è la tua?
– Entrambe.
– No.
– Come?
– Non ci sono lacrime inutili se non per i pazzi. Se per te, il tuo pianto, è solo una via di mezzo tra i due estremi, bisogna che anch’io cominci a considerarti pazzo.
– Probabilmente lo sono. O forse ci sto arrivando. Lei l’avrà visto…
– Io ho solo visto un uomo che è fermo ad un bivio. La scelta è tua.
– Io non so scegliere. O meglio, saprei anche scegliere ma non vorrei che il mondo mi crollasse alle spalle.
– Quando sarai pronto, saprai anche accettare l’intero mondo sulle spalle. Ma ricorda che il suo peso sarà sempre inferiore a quello di te stesso, quando fra anni saprai che hai scelto sbagliando e desiderando una tranquillità che non può far parte della vita d’un uomo. C’è una regolare confusione nel mondo che ci circonda. Quando l’accetterai capirai. Poi capirai.
– Aspetto il momento, Maestro.
– È lui che aspetta te. Fa delle tue lacrime di dubbio il tuo nutrimento e dei tuoi angosciosi pensieri la tua linfa. Corri avanti e non guardarti indietro. Dietro, non c’è già più niente.
– Sto per correre… manca poco allora.

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