From the heaven of my heart [Amorphis]

16 08 2009

È uscito già da un po’. Si parla di Skyforger, ultimo album degli Amorphis.

Ad essere sinceri dopo il cambio del cantante, leader sin dalla fondazione del gruppo, ero un po’ titubante su quello che potevano essere i nuovi Amoprhis. Quest’album mi ha fatto capire cosa sono gli Amorphis.

Per quanto riguarda la trama, si basa completamente sul poema finnico “Kalevala” (di cui scriverò a breve qualcosa) mentre le sonorità, se paragonate a quelle dei vecchi album, sono nettamente più calme e razionali. Frutto di un lavoro di ricerca, secondo me, assurdo. In alcuni pezzi, quali “Sampo” e “Silver Bride” sembra quasi d’accarezzare la gelida aria finlandese, per il pezzo che vi propongo, invece, l’atmosfera è surreale. Quasi eterea.

Ma come mai ho capito cosa sono gli Amorphis? Perchè Amorphis d’altra parte significa amorfi. Senza forma alcuna. Per i bigotti potrebbe sembrare un punto sfavorevole, ma se analizziamo bene la loro storia non è assolutamente così.

Nei primi album, gli Amorphis, si sono caratterizzati per sonorità ribelli al limite del brutal. Pian piano si sono trasformati in un grind meno graffiante per arrivare a pezzi che sfioravano il doom. Da Tuonela (chiamato anche Tuoni, Manala o Mana è il reame dei morti nel Kalevala; un po’ come l’Ade della mitologia greca) in poi abbracciano completamente le loro radici finniche cantando, come bardi medievali, le gesta epiche dei loro avi. Il suono è sicuramente meno cupo e man mano che si va avanti sparisce anche quel cattivissimo growl lasciando spazio a suoni melodiosi e antichi. Ora come ora, raccontando il Kalevala, posso dire, soggettivamente, di essersi avvicinati a un Folk Metal molto moderno.

Gli Amorphis hanno racchiuso nella loro carriera musicale quasi ogni genere del metal odierno. Un gruppo senza forma, capace di portare ai massimi livelli ogni cosa.

L’amorfità è sensazionale e questo gruppo è la prova vivente.

Ecco a voi:

From the heaven of my heart – Amorphis

I who have forged the heavens
I also have my king
To northland I was sent
I was cast to distant Pohjola
Enforced by my king’s spells
His orders undenied

From the small crumbs of earth
From a fleece of summer ewe
From a memory of a single seed
From the flair of a swan’s feather
I let the milk come seeping from the heaven
Heaven of my heart

There my skills were known to them all
They all knew my name
All knew of my might
And I forged a godly device
A machine divine
The gates of plenty opened by me

Dal fascino di una piuma di cigno…

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