Capitolo 4 – La teoria della perfezione

8 09 2009

Mio padre è l’odio, mia madre l’amore. Sono figlio di un incubo, unigenito d’un arcobaleno. Sono nato dalla fusione di due completi e consapevoli opposti. Provano entrambe il sentimento più forte di qualsiasi altro. Sono le due metà da troppo tempo separate.
Non possono sapere o provare ciò che sente l’altro ma sono diventati uniti, hanno generato me. Nel lungo cammino hanno raggiunto una parte di conoscenza inarrivabile per qualunque altra persona.
Lottano incessantemente contro la furia innata del distacco, contro una forza che li vuole divisi. Questa battaglia è sempre vinta. Solo essendo uniti sanno contrapporsi a qualsiasi cosa e vincere.
Soltanto due completi opposti, unendosi, danno vita a qualcosa che riesce a tendere alla perfezione. Un elemento che è comune e, al tempo stesso, indipendente dagli altri due. Loro possono dirsi uniti e combacianti quando le incongruenze dei due vengono compensate a vicenda; bisogna formare un cerchio simbiotico tra questi due elementi: ogni cosa, ogni sentimento; dolore, gioia, paura, rabbia, angoscia, frustrazione; deve avere effetto sull’altra persona.
È possibile trasformare invidia, amarezza, odio, falsità in pregi, perché compensati completamente dall’opposto.
Con l’unione di due ideali opposti può nascere un ideale completamente nuovo, che però contiene la gamma più ampia di idee che si possa avere. Esso contiene tutto ciò che è possibile pensare, ma solo se gli ideali originari sono realmente opposti. In caso contrario, una pur piccola parte, dell’ideale principale resterà sempre e comunque ignota e invisibile ai due elementi.
Comprendo l’uno e l’altro, io sono l’esatta metà di entrambi. Diverso ma allo stesso tempo uguale. Non riesco però a definire la loro posizione nella catena eterna della vita. È impossibile per chiunque cercare di scorgere attraverso l’apparizione di un singolo elemento la sua collocazione nel cerchio immenso. Non è importante. Mi basta pensare che la loro unione è la felicità. Rendendosi conto di compensarsi a vicenda: ogni pregio e ogni difetto viene totalmente posto in essere solo dalla volontà dell’altro di essere il completo opposto.
Vedo tanti anelli di quella catena tutti diversi tra loro e tutti perfetti. E insieme formano tutti una grande meccanismo per raggiungere la perfezione.
Bisogna affermare una cosa e convincersi dell’opposto. Come due mondi opposti che si fondono per formarne uno solo che non appartiene né al primo né al secondo, ma ad entrambi. E quel mondo può formarne altri tre: due opposti e uno che appartiene ad entrambi. Quattro mondi che ne formano sempre altri. Quattro in una catena senza inizio e senza fine di cui è impossibile conoscere l’origine perché ogni pezzo può essere l’origine della catena poiché diversa da tutti ma allo stesso tempo uguale a tutti gli altri.
Viviamo in un mondo trascendentale, una vita fatta soltanto di perché e per come. Non ci siamo mai chiesti, però, da dove veniamo. Qual è l’origine. Sotto alcuni aspetti potrebbe essere inesistente, forse l’abbiamo sempre conosciuta oppure esiste ma non siamo in grado di trovarla.
Ci hanno imposto da sempre l’idea di essere sempre e comunque inferiori, predestinati a non conoscere alcuna origine, gettati in una prigione le cui sbarre sono fatte di continue incomprensioni.
L’intera vita degli esseri umani è frutto di una complessa reazione chimica. Essa viene modificata e coinvolta da tutte le persone che ci stanno intorno, forse è il cerchio che le persone formano che danno vita a questa reazione. Ciò vuol dire che molto probabilmente estraniandosi da tutti, la vita diventerebbe veramente ciò che deve essere: la cosa più propria che esista.
Ogni giorno che passa, però, facciamo sì che questa sia condizionata e portata avanti dalle persone che ci stanno intorno. Ma che senso ha?
Nessuno. E questa sensazione ne fa scaturire un’altra ancora più prorompente. La sensazione di avere un’essenza superiore a tutti noi. Che ha circondato l’umanità sin dall’inizio della vita. Non si è mai riusciti però ad identificare quest’entità. Alcuni credono che sia sempre esistita, altri che sia nata dopo la concezione del pensiero umano, altri che sia morta. Quale sia l’idea più giusta, ancora nessuno è riuscito a decifrarla. Tutt’oggi ci sono miriadi d’essenze che offuscano la reale essenza della vita.
Ma la reale natura è un’altra. Tutti noi formiamo un puzzle ed ogni singola cosa su questa terra è un pezzettino importantissimo per il raggiungimento del nostro obiettivo: scoprire l’intera immagine. Al mancare di un solo pezzo l’immagine non sarà mai completa e reale.
È questa la vera forma di religione. Quella che riesce a porsi ai limiti della razionalità pur essendo coerente e contemporanea. Come un bocciolo di rosa che si apre. L’idea d’essere parte di un qualcosa d’immenso, più grande di qualsiasi immaginazione potrebbe rendere il mondo un posto perfetto.
Ognuno, a differenza della beffarda imposizione di essere inutili e sottomessi, è capace, ma purtroppo inconsapevole, di trovare la spiegazione all’eterna domanda, di districarsi nell’odio di uno spirito che ci vuole inermi al continuo sbattere contro le pareti d’angoscia che ci provoca il nostro viaggio.
Ormai tutti ignoriamo il potenziale universale nascosto dentro ogni persona ed è per questo motivo che il passo in più viene sempre sottomesso e subordinato ad un’unica istruzione: rendersi coscienti di essere nulla. Se allora il nulla esiste, di conseguenza sussiste anche il tutto e, paradossalmente, sono la medesima cosa.
Ma io vivo. Vivo in base all’unione di due opposti e solo per questo posso affermare ciò che ho detto. Ogni persona per poter sostenere queste mie teorie dovrebbe percorrere tutte le strade che io ho percorso, paragonarsi ad esse ed allo stesso tempo essere estraneo e interno alle stesse.
Nonostante io sia un pezzo, pressoché importante, di un mosaico troppo complesso da formare non riesco a scorgere la reale entità di esso. Manca un’altra forma per disegnare gli esatti lineamenti della teoria.
Esiste? È sempre esistita? È impossibile scorgerla?
Non può esserci alcuna risposta a queste domande, semplicemente perché nessuno ha ancora percorso completamente le tre strade insieme. Bisogna creare una strada astratta con un granellino di terra di ognuna delle strade percorse. Una strada psicologica che ci segue e allo stesso tempo che la seguiamo.
È come vivere in un eterno sogno. Solamente nei momenti onirici della nostra vita siamo liberi, uguali e diversi. Ma ogni cosa che vediamo, sentiamo, tocchiamo è solo perché l’abbiamo già fatto nella nostra vita reale.
Come potrebbe essere il mondo se gli opposti fondamentali della vita si unissero?
Per quanto mi riguarda accetto la mia strada e comprendo le strade della mia origine ma non posso dirle di averle percorse ed è per questo che non posso dire di essere perfetto, anche se ci sono vicino.

* * *

Osservo ora il passaggio di un carro. Siedono i tre elementi della teoria della perfezione. L’uno di fianco all’altro. L’amore, l’unione e l’odio.
Continua a ripercorrere l’eterno noncurante degli ostacoli sulla sua strada. Li evita, alcuni li distrugge ma finora niente è riuscito a fermare la sua corsa.
Ma la fragilità della vita lo attende, ciò che tutto annienta e che crea incommensurabili praterie di malinconia. All’interno di essa tutto è oscuro e senza vita. Si odono silenzi tonanti, tempeste gentili. Vige all’interno di essa una forza inferiore di calma incontrollata, una vita purtroppo  estinta. Continue contrapposizioni tra caos, logica e di nuovo il caos.
Il  carro continua il suo cammino e l’atmosfera attorno ad esso cambia. I tre passeggeri non si sono ancora accorti purtroppo della loro fusione, distruzione e nascita.
Al suon dell’alba gli alberi si muovono. Librano in aria i loro rami come un bambino si sveglia e si alza dal proprio letto. Descrivono leggiadri movimenti nell’aria e nel dolce fruscio delle foglie si può ascoltare la loro voce; muta e priva di suoni, può però dire più parole d’un oratore.
Vedo i contorni della visione rallentati al punto tale di riuscire a riconoscere qualsiasi elemento. Vedo ogni cosa che è stata creata. Qualsiasi cosa legata a filo continuo con la catena universale della perfezione.
Percepisco qualsiasi cosa, con la mente, molto in ritardo. Mentre i miei occhi hanno già visto ogni elemento la mia mente, rallentata e pressoché inutilizzata, percepisce tutti gli oggetti con molti attimi di ritardo. Penso a ciò che vedo soltanto dopo il passaggio e la trasmissione di tutti gli impulsi che l’occhio fornisce alla mia mente.
In special modo, in ciascuna foglia degli alberi, riesco ad identificarne tutte le sue curve e persino il colore sfumato nel rallentamento dei miei contorni.
Questa cupa nebbia ostacola ciò che vedo così come accadeva la medesima cosa nei protagonisti della mia visione. Non si rendono ancora conto del destino avverso che squarcia le loro vite e ricompone la struttura disarmoniosa del mondo.
Entra in ogni anfratto, in ogni fessura del paesaggio uniformandosi ad esso. Regna il silenzio rotto soltanto dal cigolio delle ruote del carro. Frangono e schiacciano le nude zolle di terra, inerpicandosi sopra le piccole pietre e sgretolando le figlie degli alberi.
La nebbia sta trasformando l’intera atmosfera rendendola obliosa. Più nuvole si univano ad altre formando un unica nube immensa che copriva il cielo e i raggi del sole. Tutto diventa oscuro, persino le ombre non riescono più a differenziarsi da tutti gli altri elementi. Ogni cosa è fusa all’altra, tutto è divenuto irriconoscibile ai miei occhi. Ma i tre protagonisti continuano il loro viaggio senza meta e senza ritorno.
L’eternità li segue dappertutto cercando di trovare il momento adatto per rendere unici, oltre al paesaggio, tutti gli elementi della catena.
Ci sono attimi, momenti in cui la mente si estranea dal corpo. È soltanto una frazione di secondo; tutto ciò che sembra familiare ad un tratto diventa del tutto sconosciuto, ignoto. Dura soltanto un frammento di vita, non si ricognizza chi siamo, non si riconosce alcun elemento. Si intravede soltanto la visione dell’io esteriore alla propria stessa persona. Si rifiuta ogni altra cosa che non è se stessi, e inoltre, ogni cosa di se, ogni cosa che non si era mai riuscito a comprendere rimbalza nei recessi sinuosi della propria mente e inizia a diventare chiaro. Si comincia a creare un’infinita catena di illazioni continue su cose o persone. In quei pochi attimi ci si rende superiori e si oltrepassa la sottile linea che divide la follia dalla ragione.
Momenti in cui ciò che ti circonda è talmente confuso da riuscire a capire soltanto la parte che si vuol vedere. L’altra parte non è nascosta, è rifiutata dalla nostra anima per il dolore che le porta.
Le foglie cadono. Nel loro cadere piangono, quando toccano sul terreno muoiono. A volte quando cadono si toccano; si respingono tra di loro sino a creare un’incerta sinuosità nella caduta. Nello strusciarsi sembrava si abbracciassero e insieme giungevano alla fine. Senza compromessi né falsità.
Loro tre, seduti sul carro dell’immaginazione, continuano il loro viaggio. Ancora e ancora. Il cielo diventa completamente nero e una lieve pioggia comincia a cadere da esso.
L’uomo adulto alza il viso al cielo e alcune gocce gli cadono sulle guancia e scivolano lasciando solo la scia dove si sono consumate. Alla ragazza le si bagnano i capelli creando un effetto di docile amarezza nei suoi occhi. Sul ragazzo, come un fluido che lo circonda, non cade la pioggia; deviano attorno ad esso. Non lo bagnano e non rimane affatto stupito.
La scia di dissoluzione intorno al ragazzo si muove lenta anche intorno agli altri passeggeri. Compromette pensieri e azioni di tutto ciò che circonda; prepara il mondo all’avvento della perfezione, incarnata in una figura inesistente ed eterea.
I cavalli impazziscono al solo presagire della perfezione che incombe. Tanto docile e paurosa; potente ma allo stesso tempo inerme; inafferrabile ma sempre presente.
Il carro corre sempre più veloce. Ora saltando sui piccoli sassi che diventavano pietre enormi, ora abbattendosi su di essi. Persero il completo controllo del calesse quando una delle dure parti della terra ruppe una delle ruote.
I viandanti sbalzarono istantaneamente fuori dal carro nel momento in cui persero una delle parti di contatto.
Ora sono soli.
La visuale è completamente oscurata da nebbie e fumi provenienti da chissà quale origine. Non possono vedere ad un passo dal loro corpo.
Divenuti ciechi continuano il loro cammino, senza obiettivo, molto più lentamente. Non una parola esce dalle bocche dei tre. Soltanto la voglia di smettere, di svegliarsi da un sogno troppo reale per considerarsi tale.
Si guardano intorno ma senza risultato. Niente. Soltanto suoni incomprensibili, continuamente rotti da un eco brevissimo. Una voce lugubre alle loro orecchie, come una sinfonia guidata da un occultato direttore.
Qualcosa all’improvviso suona tenebrosa dietro di loro. Istintivamente si girano dietro ma non vedono nulla, solo l’urlo che si approssima a investirli. Corrono. Forse più velocemente di quanto i cavalli che li avevano trasportati poco prima.
Insieme si tengono per la mano, uniti anche nella paura e nell’incertezza. L’amore li porta avanti, altri si sarebbero divisi.
Nella loro cieca corsa un passo falso fece scivolare il ragazzo. Un lampo. La pioggia si fece più fitta e improvvisamente, senza avere il tempo di comprendere cosa succedesse, cadono tutti in un baratro senza fondo.
Anche l’unione ha ucciso per creare.
Non sentii mai il secco tonfo che avrebbe dovuto creare la loro caduta, ma vidi la luce.
Luci azzurre che brillavano dall’abisso. Razzi nella più romantica delle notti; guardando uno spettacolo di fuochi artificiali sull’orlo dell’oceano. Sprizzano da tutti i lati, senza poter riconoscere la loro precisa provenienza. Come fulmini in una notte serena senza però ravvisarne il suono.
Quello che è tenebra diventa luce, la notte passa il turno ad un giorno artificiale creato dalla creazione stessa del quarto elemento individuabile nella catena della vita.
Contro le luci si innalza una sfuggente figura. Brilla anch’essa delle luci che nascono dietro di lei e non si riconosce il suo volto, soltanto gli indefiniti contorni che la caratterizzano e la rendono unica.
Attorniata dal bianco colore i lunghi capelli d’argento sfumavano nell’ombra degli sfavillii, parzialmente distrutta dalle ombre riconoscevo il suo abito a brandelli che si posava lungo dietro le sue sottili gambe.
Alto senza alcuna proporzione, si staccava dal baratro per ricadere docile tra l’erba. Dietro di lui ancora le luci che combattevano tra di loro e si poteva riconoscerle attraverso di esso.
Il fantasma della perfezione è nato. Incarna in se stesso le tre strade che portano all’infinito nirvana. È il quarto elemento riconoscibile della catena.
Guarda la creazione e ride di essa. Beffa il mondo che lo circonda;  lo deride per la sua imperfezione.
Quattro sono le strade da percorrere, quattro i mondi, quattro gli elementi del mondo stesso. Esiste in ogni cosa un origine, due opposti ed una via di mezzo.

* * *

Solo, davanti a un mondo imperfetto e incomprensibile. Vedo qualsiasi cosa in modo nettamente superiore agli altri. Rinnovo le mie idee al muoversi continuo del soffio dell’aria e rendo la mia persona conforme al mondo, adattandomi ad ogni conseguenza del creato.
Ho visto il fuoco divampare sulle acque, in tetri fiumi sotterranei. Ho sentito il pianto di un bambino puro, divenire le urla della bestia. Ho danzato tra le ombre della notte, dissolvendomi in nebbie chiare. Ho pianto contorcendomi sotto i raggi della luna, circondato da esseri ululanti. Ho dimenticato il mio nome tra sabbie rosse brancolando nell’oblio. Ho assaporato nauseabondi nettari veleniferi, dalle labbra di contorti serpenti. Ho ascoltato canti in pozzi dalle molte zanne, scuotermi i sensi. Ho socchiuso i miei occhi in antri oscuri, abbandonato ad antichi silenzi.
Rivedo l’eterno e mi accorgo di quanto è nullo; senza che nessuno ponga le proprie idee e senza che nessuno si immedesimi nello spazio vitale di miliardi di persone. Tanti vivono senza legami, nemmeno tra gli elementi e tra me
In questo momento mi trovo forse al centro, agli estremi o chissà dove della catena universale. Sarebbe inutile continuare, mi imbatterei in un altro punto della catena. È impossibile trovare un uscita, un inizio o una fine. Non esiste nessuna delle quattro ipotesi ma allo stesso tempo esistono dentro ognuno di noi.
Ci sono impercettibili, ma continue, implicazioni per cui non dovrei continuare a scrivere. Desidero, in ogni caso, presentare la teoria che può rendere perfetto il mondo e la vita di ognuno di noi. È, però, impossibile descrivere la teoria completa; essa si evolve ogni attimo. Ad ogni istante viene alla luce un nuovo particolare da aggiungere, ogni secondo un nuovo elemento dovrebbe essere incluso.
Nessuno mi vede. Ma tutti mi sognano, credono nella mia esistenza o m’odiano al punto d’ignorarmi. Espongo la teoria della vita.

Una variabile che tende all’infinito, opposta ad una relativa costante che tende all’infinito, genera un’alternarsi d’eventi sempre uguali. Nella loro unione la variabile si unisce alla costante creando un campo unico. Una striscia continua che porta all’infinito nirvana.
Concludere insieme le tre differenti vie significa esserne quattro: la costante, la variabile, l’unione e contemporaneamente tutte insieme… l’origine. Che, logicamente, non appartiene a nessuna delle quattro ma è parallela a tutte le altre e lì è possibile trovare la fine o l’origine.
Non è possibile, però, sapere se con questi quattro cammini si troverà la fine o l’origine di un nuovo cammino da includere a quelli precedenti; continuare per un altro punto o un altro cammino per l’infinito. Comunque procedendo è possibile trovare l’infinito nirvana. È presente dentro ognuno di noi e chiunque potrebbe, soltanto con la forza della mente, creare quell’indispensabile contrasto che potrebbe rendere ognuna delle persone viventi su questa terra un mio simile. L’unica cosa ancora ignota è se esso sia una fine o un nuovo cammino verso un altro mondo.
Per raggiungere la perfezione una persona dovrebbe formarsi secondo il proprio istinto e dopo averla raggiunta dovrebbe iniziare un viaggio nella formazione del suo opposto. Dopo averlo affermato bisogna riaffermare l’esatto contrario. Continuare a viaggiare tra opposti fino al raggiungimento dell’“io”. In questo elemento siamo unici, ma possediamo anche delle parti  che ci formano e ci rendono uguale a tutti. Quindi si è uguali e diversi da tutti. “Siamo tutti uguali e quindi diversi” basta farlo mentre lo si pensa.
Ognuno di noi dovrebbe essere tutti gli anelli, ma siamo soltanto uno di essi. L’unica cosa che ci potrebbe far pensare d’essere perfetti è estraniarci dal resto della catena. Non dovremo comunicare, smettere di giudicare.
Ma c’è una cosa più profonda che potremo fare, ossia valutare il nostro pensiero in tutte le altre persone perché in ognuna di esse assume aspetti diversi. Ed è per questo che quando comunichiamo o giudichiamo lo dovremo fare, non sentendoci noi, ma sentendoci il resto della catena.
Forse è anche vero se così facendo non saremo noi stessi quindi o isolarsi o essere la catena è un po’ la stessa cosa, saremo sempre e comunque tutto e niente. Se si vuole essere davvero se stessi non bisogna pensare alla catena ma è necessario fare in modo che il proprio anello si leghi a tutti gli altri nel modo in cui vogliamo fregandosene del resto della catena.
Se una persona conoscesse tutto, se davvero sapesse fare ogni cosa, le sue azioni, la sua personalità, la sua stessa anima, sarebbero irrimediabilmente condizionate dal suo essere diverso di fronte ad una totalità che relativamente conosce soltanto l’opposto: il niente. Conoscendo tutto, la sua anima trascenderebbe in uno spazio eterno senza confini né regole. Quella persona posta nell’immenso spazio rimarrebbe inevitabilmente sola, priva di dimostrare il suo tutto. Quindi finirebbe per diventare nulla. E, tuttavia, verrebbe abbagliata dalla fragrante idea di fluttuare tra due opposti cercando di trovare la perfezione tra gli stessi. Accecato da questa impossibile idea la sua vita diventerebbe un mero viaggio alla ricerca di una verità troppo nascosta ai suoi occhi, inerme alla fondamentale condizione: trovare e unire i due opposti dando origine ad una perfetta via.
Dovrebbe vivere nei nostri cuori, come nell’anima, soltanto il potere che ci da la nostra mente, pensare a quante cose si potrebbero fare soltanto con la consapevolezza e la volontà di farlo. A quanto potere possediamo e che non sfruttiamo perché privi di cognizioni.
Ma io esisto. Per quanto impossibile possa essere sono nato, non solo dalla fusione di due opposti ma anche dalle sue due origini. L’ultimo elemento che rende la catena tale.
Come ogni elemento della terra, come qualsiasi sentimento, come la vita di ognuno di noi, come il pensiero che si contrappone alla forza, come opposti calamitati verso un’unica origine: la conoscenza della verità.

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: