Requiem. Alda Merini.

2 11 2009

Apprendo con triste e forte stupore che ieri è morta la persona che credevo non potesse morire mai. La vedevo completamente impazzita ma allo stesso tempo pura e quasi innocente.

Non potrò mai dimenticare la follia dello scrivere numeri e numeri in giro per la casa. Sulle pareti, sugli specchi, sui mobili.

M’hanno sempre affascinato i suoi viaggi mentali.

E m’ha sempre affascinato questa poesia.

Pianto dei poeti

Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l’ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell’ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l’amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l’acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.

Requiem.

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