L’arcobaleno della luna

6 05 2012

Stasera ero a bere in un pub. Al bancone, come quei film americani dove l’antagonista si prende una pausa e affoga i suoi pensieri nell’alcool.

All’improvviso entra una persona adulta, quarantenne, che strascica parole senza senso verso il gestore di questo pub. Non gli do peso e lo “giudico” come il solito ubriacone strafatto. Sbaglio e lo sapevo nel momento in cui lo pensavo.
Esco a fumare una sigaretta e lui è lì che barcoll tra la porta del bar e la sua macchina. Mi siedo su un gradino e lui chiede se può sedersi di fianco a me. Mi chiede: “posso per favore sedermi? Non do fastidio a nessuno”. Si accomoda e chiede delle noccioline, qualcosa da mangiare. Era triste, attraverso i suoi occhi vedevo una vita persa. Mi alzo e “rubo” la ciotolina di arachidi che mi era stata offerta, dopodichè gliela rendo. Lui torna in macchina. Dopo qualche istante mi riporta la ciotola che conteneva le noccioline e si risiede di fianco a me. Ero probabilmente preoccupato o forse impaurito da quell’azione. Per l’idea che avesse fatto qualcosa di inconsulto o perchè quella persona avrebbe fatto qualcosa che non mi immaginavo. Era l’ignoto. Intanto continuavo a bere la mia birra. Lui continuava a strascicare le sue parole, finquando ebbero un senso. Disse “è morto mio padre… io non voglio dare fastidio”. Mi alzo e vado a prendere un whiskey. Mi fermo al bancone e il “pubman” mi spiega che è una persona che ha bisogno di attenzione. Che era un personaggio noto. Io penso e ripenso appoggiato sul bancone. Penso al perchè. Lo guardo e gli dico “De Crescenzo disse che esistono due tipi di persone. Gli uomini d’amore e gli uomini di libertà. Quella persona è un uomo d’amore, ha bisogno di qualcuno”.

Torno da lui e gli parlo guardando la luna. Lui cercava di piangere, cercava perchè non gli uscivano lacrime, ma la sua voce era rotta come una persona che si strugge di un problema assurdo. Ma non c’erano lacrime.

Continuo a parlargli, cercando di confortarlo, pur sapendo che le mie parole erano rivolte ad una persona completamente ubriaca. Che non riusciva nemmeno a reggere la sua bottiglia di peroni.

Mi dice che ha 40 anni e suo padre era morto due giorni fa. Non ho mai saputo agire nei confronti di un lutto, ma sembrava tutto facile in quel momento. Probabilmente erano le solite frasi fatte, ma gliele dicevo come un fratello maggiore e sembrava che lui mi ascoltasse.

Tra i fumi dell’alcool si appoggiava nel muretto di fianco a lui e cercava di piangere. Io non riuscivo a cercare un contatto, una mano sulla spalla per rincuorarlo, al che guardo il cielo. C’era la luna, grande e luminosa. Attorno ad essa una grande nuvola. E quella nuvola era colorata di tutti i colori conosciuti. C’era un arcobaleno. Di notte.

Quella persona ubriaca comincia a parlare, di cose che non gli ho chiesto. Parla, parla e parla. La pena amorevole che provavo per lui comincio a sfumare. Avevo a che fare con il solito ubriaco. Mi dice che aveva preso un calmante prima di bere. Io mi fermo e gli domando: “che calmante?”; “un tavor” risponde lui.

Ho a che fare con una persona che in quel momento ha perso ogni raziocinio. La sua mente sconvolta tra psicofarmaci e alcool. Il cocktail peggiore che possa esistere.

Me ne vado salutandolo e guardo ancora quella luna immersa nei colori… colori che mi fanno pensare alle migliaia di possibilità che la vita può donarti.
Oggi giocavo a Fallout 3. Uno schiavo mi dice: “Quando deciderai di non raggiungere il tuo obiettivo, lo raggiungerai”.

Adesso sono qui e ascolto una musica.
Che non è la musica frivola dei nostri tempi. La ascolto e carpisco, nei suoi movimenti, una storia. Forse soltanto quella di questa sera, o forse, tutte le storie vissute.

 

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2 responses

10 07 2012
Diego

Bella sta storia che hai scritto, ma a che grado alcolico eri quando l’hai pubblicata!!:-) scherzo molto bella

10 07 2012
OverSoul

Grado alcolico abbastanza alto ma la storia è vera 🙂

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