Einherjar

21 09 2012

Quanto vi amo fottuti vichinghi. Quanto amo la vostra struggente poesia, epica e brutale, ma allo stesso tempo caratterizzata da profondo rispetto per quelli che in fondo sono i valori dell’intera umanità. Ma quello che mi affascina di più  quella purezza antica, ormai persa, che vi accoglie e vi abbraccia nel passato e nel presente è il più profondo rispetto. Il rispetto del coraggio, dell’umanità e, perchè no, della forza e della poesia.

Nei miei giri senza senso sul tubo, tempo fa, mi sono imbattuto nella sua parte metal. Scovando e curiosando mi si presentano davanti i King of Asgard. Asgard, dove Odino siedeva sul suo trono, dio della guerra, della magia, della sapienza e della poesia. Devo assolutamente ripetere: guerra, magia, sapienza e poesia. Guerra e Poesia. Mi domando quale mente geniale abbia saputo abbinare queste quattro arti. Magia e Sapienza. Quale dio, in tutte le religioni e leggende, ha mai avuto tale lungimiranza per abbracciare arti così contrapposte ma fondamentalmente legate indissolubilmente. Che sia fantasia o meno, bisogna ammettere che è una fantasia perfetta.

I King of Asgard mi giungono alle orecchie con un bel riff di stampo death metal melodico. Come non apprezzarlo 😀 Ma più di tutto mi affascina la parola Einherjar. Mai sentita. E io che del Kalevala credevo di saperne abbastanza… mai presunzione fu più pesante. A volte mi dimentico di ciò che dico a me stesso: non so assolutamente nulla. Curioso come sono devo assolutamente sapere cos’è Einherjar, ed è lì che il dottor wikipedia mi viene in aiuto. Cito testualmente:

Einherjar
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Nella mitologia norrena, gli einherjar o einheriar erano gli spiriti dei guerrieri che erano morti combattendo molto valorosamente in battaglia.

Etimologia
Il nome in norreno si potrebbe rendere con “soldato-in-armata”. Il singolare della parola sarebbe einheri, la cui etimologia deriverebbe dal Germanico popolare aina-harj-arja. È spesso interpretato come “combattente notevole”, ma potrebbe significare inoltre “coloro che combattono [ora] in una sola armata”, poiché quando erano vivi sulla Terra erano divisi fra varie bande ed eserciti, ma ora che sono morti sono tutti riuniti per un’unica causa, i Ragnarök. L’etimologia è la stessa del prenome Einar.

Ruolo nella mitologia norrena
Dopo che erano morti, le Valchirie scortavano metà dei caduti nel campo di battaglia nel Valhalla (questa metà è composta da “einherjar”), che fa parte del Paradiso norreno.

L’altra metà viene condotta a Sessrumnir, il luogo di Freyja. Il Grimnismál descrive il Valhalla come un edificio con 540 porte e attraverso ognuna di queste possono marciare contemporaneamente affiancati 800 guerrieri. Questo per rendere l’idea della mole del Valhalla e del numero di einherjar.

Ogni giorno sono svegliati da Gullinkambi, un gallo, e marciano fino al grande campo Idavoll, nel cuore di Ásgarðr per scontrarsi l’uno con l’altro in un combattimento. Alla fine della giornata, quando sono tutti fatti a pezzi, salvo pochi, miracolosamente guariscono e ritornano nel Valhalla, dove Andhrímnir, il cuoco degli dei, ha preparato un pasto per ciascuno di loro dal maiale di Sæhrímnir, che rinasce ogni giorno, e idromele, fatto con il latte di Heiðrún, una capra che si nutre delle foglie di Yggdrasill.

Gli einherjar allora trascorrono tutta la notte in festa con le adorabili valchirie finché non cadono addormentati, ubriachi. E così non si ricordano mai delle loro esperienze quotidiane con questa forte inebriazione.

Tutti gli einherjar combattono tutti i giorni, tutti gli anni, per essere un contributo fondamentale alle forze degli Æsir durante i Ragnarök, quando Odino li chiamerà per combattere le forze di Hel e i giganti.

 

Mi viene difficile pensare ad un commento. Guerrieri perfetti, forti e valorosi, che ogni giorno combattono in attesa dell’apocalisse. Guerrieri che vengono ricompensati con notti di idromele, valchirie e soprattutto dal maiale di Sæhrímnir, che rinasce ogni giorno. Non angioletti, nuvolette, arpette, la luce divina e cazzate varie. Non cazzeggio eterno, pregando e cantando. Non con la presunzione di essere vicini al loro dio e nemmeno con quell’occhio superiore che li fa osservare ciò che c’è sotto di loro (paradiso e inferno casomai) Degenero assoluto, sapendo che non ricorderanno più nulla di quella notte, sapendo che si sveglieranno da una sbornia colossale, sapendo solo di dover combattere. Per la fedeltà che li ha contraddistinti da vivi, per il rispetto incodizionato. Perchè la cosa più importante è non porsi domande. Agire.

Probabilmente il pensiero, del quale TUTTI siamo capaci, non è così indispensabile. L’ho sempre detto: beata ignoranza. Per quale motivo ci poniamo ogni giorno domande assurde? Su di noi, su ciò che ci circonda, quando non sappiamo cosa dover fare, quando la voce dell’istinto è diventata così silenziosa. O forse la lotta di alcuni è proprio la ricerca della risposta? Un combattimento verso il male che sta piano piano avanzando, quel male raffigurato dall’ovvietà e dalla banalità. Dalla stupidità e dal bigottismo. È probabilmente porsi come combattente sacro di fronte al mondo, aspettando la battaglia finale, a volte anche combattendo contro noi stessi.

E arriverà la notte con alcool, donne e maiale sacro che rinascerà sempre. Gli Einherjar però non ricordano nulla della loro notte. Che sia forse già passata? Io non lo ricordo, ma so che devo continuare a combattere, soprattutto contro me stesso. La notte dovrà arrivare di nuovo! Non dirò mai più “è passat a nuttat”… perchè è la cosa più brutta che potrei dire a me stesso.
Einherjar!

 

King of Asgard – “Einherjar”

Silence, hark and behold
Shattered fields, substantial darkness… and a swallowed sun
A sudden void, a sacred ground… where Death has sung

Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Chosen to die by the glimpse of an age
Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Reunite, we all shall fall

Härjafader, a woven fate in the hall of the slain
Härjafader, and a shadow of a thousand…
…when the Wolf comes!

A glance cold, dreaful to witness… and to hold
Since dawn of time, awaiting… yearning unfold

Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Chosen to die by the glimpse of an age
Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Reunite, we all shall fall

 

 

 

 

 





Non merito nessuno e nessuno merita me

2 09 2012

Solo il titolo potrebbe far nascere paradossi e compromessi su cosa voglia dire. Me ne rendo conto e lo dico con la piena sincerità ma non con la piena coscienza di me. Paradosso anche questo. OK, credo sia meglio andare avanti.

Io non so veramente cosa vorrei scrivere, non riesco nemmeno tanto bene a farlo e penso che anche questo possa essere un paradosso… come il titolo, come la frase precedente, come tutto. Come questa frase stessa. È solo un cerchio che si chiude sempre nello stesso punto, un drago che si morde la coda.  Credo sia comunque essenziale cominciare dal principio.

Penso sempre che queste mie parole, frasi, pensieri, non vengano lette da nessuno pur avendo la consapevolezza che siano su internet. Di contro, a volte, sono io stesso a divulgare l’indirizzo di queste parole; ma di contro, ancora, uso questo posto come promemoria per ricordare ciò che pensavo in alcuni momenti, importanti o meno. A tempi quasi regolari….
….
….
mentre scrivevo ciò è successo qualcosa di ancor più paradossale… quindi smetto. Poche parole per finire.

 

Limbo.

 

Ingiustizia.

 

Autonomia.

 

Fine.