Buonanotte

26 08 2013

Arrivava quest’ora e come per magia c’era sempre qualcosa da scrivere. Non importava se era raccontare un fatto accaduto nella giornata o vagare tra astratte visioni.

Non bisognava nemmeno pensarci più di tanto, il trucco era rilassarsi e guardare una foto. Immaginare cosa sarebbe potuto accadere o ricordarsi di qualche istante e voilà… tutto prendeva forma, il tutto accompagnato da un immutabile sorriso. Le idee faticano ad arrivare, quella minuscola musa che somigliava ad una fata e mi sussurrava e consigliava ogni sera cosa scrivere… sparita. Zittita.

Sembra non sia cambiato molto. Stessa posizione, stesso luogo, stesso scopo. Ma non c’è più il sorriso. Spento. Andato. Puff.

È come perdere una piacevole abitudine anche se è ovvio che non è la cosa che mi dispiace più perdere. Mi rendeva fiero. Rendeva concreto qualcosa di impalpabile. Come se fosse la dimostrazione, oltre che verso tutto l’universo, verso me stesso che non era un sogno. “Ehi tu, è tutto reale. Te ne accorgi?”.

Come i bambini, non credo di saper più distinguere il vero dai sogni. Non so in cosa credere, in cosa sperare. Persino cosa desiderare, davanti a un puntino che graffia il cielo buio rimarrei zitto. Non voglio e non so più desiderare.

Il fato ha uno strano modo di esaudire i desideri. Molto ambiguo e diabolico. A volte ti dà davvero ciò che desideri ma ai suoi tempi e soprattutto a modo tutto suo. Come il diavolo che ti propone la perfetta via d’uscita, completamente logica e sensata. Ma a tutto c’è un prezzo… il tutto pagabile a comode rate. Giorno per giorno fino a quando il guscio che ci racchiude non decide in un bell’istante di smettere di respirare. Conto chiuso. Debito saldato e siamo tutti più contenti.

Ormai ho paura di desiderare qualsiasi cosa.

Buonanotte OltreAnima. Questa notte, e per tutte le notti, sai bene cosa ti accompagnerà. Era il tuo desiderio, giusto? Ora tienitelo e portatelo fin nella bara o in un qualsiasi altro luogo visiterai da morto.





Se stessi

24 08 2013

In 28 anni di vita non mi ero mai trovato a mangiare in un ristorante senza nessuna compagnia. Sarà che mangiare soli è una delle cose più tristi al mondo o che non ne ho mai trovato l’occasione. Non saprei, ma tutto ha il gusto del povero e del raffermo. Come se dovesse essere stata un’esperienza da vivere molto tempo fa.

Di fianco al mio tavolo c’è una coppia. Lei molto carina, lui lo conosco di vista ma non riesco a ricordarne né il nome né qualsiasi altra informazione. Quello che mi salta all’occhio è come lei sia così entusiasta, presa, coinvolta e piena di passione mentre lui è annoiato, non vede l’ora che si vada via da questo luogo. Mi domando con tono innocente: “sei a cena con la donna che probabilmente dici di amare, come fai a essere annoiato mentre lei si racconta, si sfoga o si confida?”. Inizialmente lo stupore e l’incredibilità mi offuscano ma la risposta è così ovvia: “non gliene frega un cazzo se non andare il prima possibile a scopare”….
Lo stupore persiste tuttora e quindi mi chiedo se in questo mondo sono io sbagliato, tutto il resto oppure se in 7 miliardi di persone esiste un solo essere umano che la pensa come me.

Non si tratta di maschilismo o femminismo. Tutto ruota intorno al fatto che il non essere sinceri disintegra quella dimensione pura che, a mio parere, sta alla base di qualsiasi rapporto.

Io sto sempre seduto e al mio fianco c’è un altro tavolo. C’è una persona che conosco e che, probabilmente, mi saluta spesso solo per dire: “ciao ti conosco”. Trovandomi da solo in un posto e normale che la gente si faccia domande. Forse il mio stesso stupore ma in una cognizione diversa. Mi trovo circondato da un mondo che mi conosce ma che fa finta di non vedermi. Il fatto che tutto ciò mi faccia piacere non fa che trasportarmi verso una semplice risposta: tutto ciò è cosa buona.

Da Freud a Jung la maggior parte dei “pensatori della mente” ha affermato che sognare di morire rappresenta il bisogno inconscio di cambiare una parte della propria vita. Dopo il sogno e le vicissitudini di oggi, una piccola parte di me crede che il proprio cervello sia molto più profondo di quanto si sia mai visto. Che forse ciò che l’inconscio vede è completamente puro e la semplice analisi della realtà stessa. In pratica e in fondo sono molto più intelligente di quanto possa immaginare.

Vorrei desiderare di essere sempre lucido ma so che me ne pentirei. So anche che “me stesso” rappresenta nient’altro che ciò che voglio. Non è un entità a se, semplicemente ciò che sono.