Within Temptation – Forgiven

14 07 2013

 

Couldn’t save you from the start
Love you so it hurts my soul
Can you forgive me for trying again?
Your silence makes me hold my breath
All the time has passed you by

For so long, I’ve tried to shield you from the world
You couldn’t face the freedom on your own
Here I am
Left in silence

You gave up the fight
You left me behind
All that stands forgiven
You’ll always be mine
I know deep inside
All that stands forgiven

Watched the clouds drifting away
Still the sun can’t warm my face
I know it was destined to go wrong
You were looking for the great escape
To chase your demons away

For so long, I’ve tried to shield you from the world
You couldn’t face the freedom on your own
Here I am
Left in silence

You gave up the fight
You left me behind
All that stands forgiven
You’ll always be mine
I know deep inside
All that stands forgiven

I’ve been so lost since you’ve gone
Why not me before you?
Why did fate deceive me?
Everything turned out so wrong
Why did you leave me in silence?

You gave up the fight
You left me behind
All that stands forgiven
You’ll always be mine
I know deep inside
All that stands forgiven

Non potevo salvarti fin dall’inizio
Amarti così ferisce la mia anima
Puoi perdonarmi per aver tentato di nuovo?
Il tuo silenzio mi fa trattenere il fiato
Tutto il tempo ti è passato accanto

Per tanto tempo, ho cercato di proteggerti dal mondo
Non potevi affrontare la libertà da solo
Eccomi qui
Lasciato in silenzio

Ti sei arreso alla battaglia
Mi hai lasciato alle spalle
Tutto ciò è stato perdonato
Sarai sempre mio
So che dentro
Tutto ciò è stato perdonato

Guardo le nuvole allontanarsi
Ancora il sole non può scaldare il mio viso
So che era destinato ad andare male
Stavi cercando la grande fuga
Per inseguire i tuoi demoni

Per tanto tempo, ho cercato di proteggerti dal mondo
Non potevi affrontare la libertà da solo
Eccomi qui
Lasciato in silenzio

Ti sei arreso alla battaglia
Mi hai lasciato alle spalle
Tutto ciò è stato perdonato
Sarai sempre mio
So che dentro
Tutto ciò è stato perdonato

Sono stato così smarrito da quando sei andato via
Perché non me prima di te?
Perché ha il destino mi ha ingannato?
È andato tutto così male
Perché te ne sei andato in silenzio?

Ti sei arreso alla battaglia
Mi hai lasciato alle spalle
Tutto ciò è stato perdonato
Sarai sempre mio
So che dentro
Tutto ciò è stato perdonato

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Sentenced – Neverlasting (Carpe diem)

18 04 2013

Coincidenze. Ti trovi a sentire per caso un paio di note che ti ricordano una canzone, si unisce la situazione che ti aiuta a ricordare sempre la stessa canzone, poi ti fermi a pensare a cosa dover o poter fare e ti trovi a ricordare sempre la stessa canzone. Coincidenze.

Sentenced – Neverlasting

 

Carpe diem…
Seize the day before your life fades away
Reach for the skies – for the distant sun
And keep on hiding from the gun

No! You need to sell your soul
for it´s great to lose control
Can´t you feel that growing desire
To go down with the blazing fire

You need to burn and reach the point of no return

– Waste no time dreaming in vain!
You and I aren´t built to last
– Go astray – the only way!
You and I will make it fast
– Burn the candle at both ends!
Let´s take a ride before we fall
– Leave no room for happy endings!
And make it right for once and for all

Something´s twisted in your head
for you live as you were dead
So therefore you must play with the gun
and be sure to have your fun

Take my hand and I´ll lead you astray
for it´s the only way
Let´s give in to the growing desire
and go down with the blazing fire

We need to burn and reach the point of no return

– Waste no time dreaming in vain!
You and I aren´t built to last
– Go astray – the only way!
You and I will make it fast
– Burn the candle at both ends!
Let´s take a ride before we fall
– Leave no room for happy endings!
And make it right for once and for all

 

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Carpe diem …
Cogli l’attimo prima che la tua vita svanisca
Raggiungi i cieli – per il sole lontano
E continua a nasconderti dalla pistola

No! Hai bisogno di vendere l’anima
perché è bello perdere il controllo
Non senti che crescente desiderio
Per andare giù con il fuoco ardente

Hai bisogno di bruciare e raggiungere il punto di non ritorno

– Non perdere tempo a sognare invano!
Tu e io non siamo costruiti per durare in eterno
– Va fuori strada – è l’unico modo!
Tu e io lo renderemo veloce
– Brucia la candela da entrambe le estremità!
Facciamo un giro prima di cadere
– Non lasciare spazio a lieti fini!
E rendila giusta una volta per tutte

Qualcosa è contorto nella tua testa
per vivere come tu fossi morto
Così dunque si deve giocare con la pistola
ed essere sicuri di avere il tuo divertimento

Prendi la mia mano e ti condurrò fuori strada
perché è l’unico modo
Diamoci dentro al desiderio crescente
e scendiamo con il fuoco ardente

Abbiamo bisogno di bruciare e raggiungere il punto di non ritorno

– Non perdere tempo a sognare invano!
Tu e io non siamo costruiti per durare in eterno
– Va fuori strada – è l’unico modo!
Tu e io lo renderemo veloce
– Brucia la candela da entrambe le estremità!
Facciamo un giro prima di cadere
– Non lasciare spazio a lieti fini!
E rendila giusta una volta per tutte

 





“Suburban me”

10 03 2013

Stavo rileggendo alcune bozze salvate. So che le ho scritte io, ne sono pienamente cosciente. Soprattutto riconosco il tocco 😉 ma rileggendole la cosa che mi è balzata alla mente, quella da farmi dubitare che fossi io la mente ad aver partorito quelle idee, era il fatto che non mi ci vedo più dentro. Parlavo di una persona simile a me, ma contemporaneamente differente. Più cupa, triste, chiusa in posizione fetale in un angolo della stanza.

Era una brava persona, nulla da obiettare. C’ho convissuto per la maggior parte della mia vita senziente, ad un certo punto dovevo farmela piacere per forza, tanto che ad un certo punto mi ero rassegnato all’idea di far mia completamente quella persona. Un po’ misteriosa, fugace. Un astronomico buco nero, attiravo la luce e la rendevo buia. Da parte, senza alcun riflesso particolare. Quasi sconosciuto e astratto. Sì, mi piaceva. Probabilmente mi piace tuttora e se reincontrassi questa parte mi piacerebbe ancora.

Allo stato attuale delle cose i cambiamenti sono estremi. Pensare che mi serviva soltanto sapere… O meglio aver fiducia nelle fiabe che accarezzano i bambini sussurandogli che i sogni si avverano. Ma è talmente impossibile… La coscienza umana è strana, sa di sapere ma lo rifiuta e lo fa sembrare una bugia. Coscienza, non razionalità. La razionalità di porta completamente fuori strada. Afferma con tutte le sue forze che è impossibile e ti porta dati. Numeri infiniti sui quali basare l’idea che è praticamente impossibile che si potessero congiungere così tante variabili.

E qui la mia sanità mentale viene a mancare. Quando sei abituato ad andare avanti il più razionalmente possibile, cercando di prevedere e valutare tutte le ipotesi, di badare alle parole e frenare qualsiasi tipo di istinto finquando non si ha la certezza empirica e tutto crolla come un castello di sabbia, è come se venissi completamente catapultato in luoghi che hanno l’odore di nuovo. Immacolati. Ed è tutto così nuovo che quasi impaurisci eppure quei posti stanno dentro. Lo sai pure che ci stanno, ma è troppo pericoloso aprirli.

Lo sappiamo tutti. È come un vaso di pandora al contrario che una volta aperto non si può più chiudere. Quei luoghi rappresentano tutte le speranze, i desideri e i sogni del bambino che è in noi. Hanno la stupefacente capacità di sprigionare ciò che è vita. E ci riescono costantemente una volta aperti. Sono accoglienti e dopo un po’ diventano la propria casa, l’unico luogo dove è possibile trovare quel piacevole calore che credevo impossibile da trovare.

Ma sono così pericolosi che se non vengono visitati spesso dopo un po’ appassiscono, diventano vecchi. Perdono quel profumo di nuovo per lasciare il posto a puro odore di tristezza. Rimetterli a posto a volte è impossibile…

Sono tornato a sognare. Ora credo che qualsiasi cosa sia possibile. Che il buco nero è soltanto un ricordo, che tutta quella luce assorbita ha bisogno ancora una volta di dar vita a quelle stanze. Che riacquisiscano quell’antico profumo…. ora che lo sento è completamente diverso da come l’avevo immaginato 😉

Bentornato Gianpiero.

Suburban me – In Flames

The self-inflicted state of mind
A one-man struggle beneath the tower
I think the clock still exists
god just forgot to tap my shoulder

I woke up today
I wish I felt something
The odor of my apathy
just might be true

I want to be the things I see
The pilgrim that is me
But I know I ain’t that free
The suburban, that is me

Spirits rise and miss the eye
Covered by the stench of judgment
As gods reflection tests my pride
I serve the failure that’s haunting me

Twisted visions torturing
Who claims to be the one?
That filtered smile
just might be true

I want to be the things I see
The pilgrim that is me
But I know I ain’t that free
The suburban, that is me

Can you hear the message,
as I wrestle with the clouds?
I’m on the way to succumb,
It just might be true

I want to be the things I see
The pilgrim that is me
I want to be the things I see
The suburban, that is me
But I know I ain’t that free





Amorphis – Ethereal Solitude

22 10 2012

Blackness falls on empty calmness
the night is full
I kissed the frozen sweetness
the mist around my grief

don’t let the past wear you down
let go of the life that haunts you tonight
don’t let the silence take the sound

alone and isolated
ethereal solitude
you can keep all your secrets
there’s no one to hold on to

don’t let the past wear you down
let go of the life that haunts you tonight
don’t let the silence take the sound

don’t let the past wear you down
let go of the life that haunts you tonight
don’t let the silence take the sound





Einherjar

21 09 2012

Quanto vi amo fottuti vichinghi. Quanto amo la vostra struggente poesia, epica e brutale, ma allo stesso tempo caratterizzata da profondo rispetto per quelli che in fondo sono i valori dell’intera umanità. Ma quello che mi affascina di più  quella purezza antica, ormai persa, che vi accoglie e vi abbraccia nel passato e nel presente è il più profondo rispetto. Il rispetto del coraggio, dell’umanità e, perchè no, della forza e della poesia.

Nei miei giri senza senso sul tubo, tempo fa, mi sono imbattuto nella sua parte metal. Scovando e curiosando mi si presentano davanti i King of Asgard. Asgard, dove Odino siedeva sul suo trono, dio della guerra, della magia, della sapienza e della poesia. Devo assolutamente ripetere: guerra, magia, sapienza e poesia. Guerra e Poesia. Mi domando quale mente geniale abbia saputo abbinare queste quattro arti. Magia e Sapienza. Quale dio, in tutte le religioni e leggende, ha mai avuto tale lungimiranza per abbracciare arti così contrapposte ma fondamentalmente legate indissolubilmente. Che sia fantasia o meno, bisogna ammettere che è una fantasia perfetta.

I King of Asgard mi giungono alle orecchie con un bel riff di stampo death metal melodico. Come non apprezzarlo 😀 Ma più di tutto mi affascina la parola Einherjar. Mai sentita. E io che del Kalevala credevo di saperne abbastanza… mai presunzione fu più pesante. A volte mi dimentico di ciò che dico a me stesso: non so assolutamente nulla. Curioso come sono devo assolutamente sapere cos’è Einherjar, ed è lì che il dottor wikipedia mi viene in aiuto. Cito testualmente:

Einherjar
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Nella mitologia norrena, gli einherjar o einheriar erano gli spiriti dei guerrieri che erano morti combattendo molto valorosamente in battaglia.

Etimologia
Il nome in norreno si potrebbe rendere con “soldato-in-armata”. Il singolare della parola sarebbe einheri, la cui etimologia deriverebbe dal Germanico popolare aina-harj-arja. È spesso interpretato come “combattente notevole”, ma potrebbe significare inoltre “coloro che combattono [ora] in una sola armata”, poiché quando erano vivi sulla Terra erano divisi fra varie bande ed eserciti, ma ora che sono morti sono tutti riuniti per un’unica causa, i Ragnarök. L’etimologia è la stessa del prenome Einar.

Ruolo nella mitologia norrena
Dopo che erano morti, le Valchirie scortavano metà dei caduti nel campo di battaglia nel Valhalla (questa metà è composta da “einherjar”), che fa parte del Paradiso norreno.

L’altra metà viene condotta a Sessrumnir, il luogo di Freyja. Il Grimnismál descrive il Valhalla come un edificio con 540 porte e attraverso ognuna di queste possono marciare contemporaneamente affiancati 800 guerrieri. Questo per rendere l’idea della mole del Valhalla e del numero di einherjar.

Ogni giorno sono svegliati da Gullinkambi, un gallo, e marciano fino al grande campo Idavoll, nel cuore di Ásgarðr per scontrarsi l’uno con l’altro in un combattimento. Alla fine della giornata, quando sono tutti fatti a pezzi, salvo pochi, miracolosamente guariscono e ritornano nel Valhalla, dove Andhrímnir, il cuoco degli dei, ha preparato un pasto per ciascuno di loro dal maiale di Sæhrímnir, che rinasce ogni giorno, e idromele, fatto con il latte di Heiðrún, una capra che si nutre delle foglie di Yggdrasill.

Gli einherjar allora trascorrono tutta la notte in festa con le adorabili valchirie finché non cadono addormentati, ubriachi. E così non si ricordano mai delle loro esperienze quotidiane con questa forte inebriazione.

Tutti gli einherjar combattono tutti i giorni, tutti gli anni, per essere un contributo fondamentale alle forze degli Æsir durante i Ragnarök, quando Odino li chiamerà per combattere le forze di Hel e i giganti.

 

Mi viene difficile pensare ad un commento. Guerrieri perfetti, forti e valorosi, che ogni giorno combattono in attesa dell’apocalisse. Guerrieri che vengono ricompensati con notti di idromele, valchirie e soprattutto dal maiale di Sæhrímnir, che rinasce ogni giorno. Non angioletti, nuvolette, arpette, la luce divina e cazzate varie. Non cazzeggio eterno, pregando e cantando. Non con la presunzione di essere vicini al loro dio e nemmeno con quell’occhio superiore che li fa osservare ciò che c’è sotto di loro (paradiso e inferno casomai) Degenero assoluto, sapendo che non ricorderanno più nulla di quella notte, sapendo che si sveglieranno da una sbornia colossale, sapendo solo di dover combattere. Per la fedeltà che li ha contraddistinti da vivi, per il rispetto incodizionato. Perchè la cosa più importante è non porsi domande. Agire.

Probabilmente il pensiero, del quale TUTTI siamo capaci, non è così indispensabile. L’ho sempre detto: beata ignoranza. Per quale motivo ci poniamo ogni giorno domande assurde? Su di noi, su ciò che ci circonda, quando non sappiamo cosa dover fare, quando la voce dell’istinto è diventata così silenziosa. O forse la lotta di alcuni è proprio la ricerca della risposta? Un combattimento verso il male che sta piano piano avanzando, quel male raffigurato dall’ovvietà e dalla banalità. Dalla stupidità e dal bigottismo. È probabilmente porsi come combattente sacro di fronte al mondo, aspettando la battaglia finale, a volte anche combattendo contro noi stessi.

E arriverà la notte con alcool, donne e maiale sacro che rinascerà sempre. Gli Einherjar però non ricordano nulla della loro notte. Che sia forse già passata? Io non lo ricordo, ma so che devo continuare a combattere, soprattutto contro me stesso. La notte dovrà arrivare di nuovo! Non dirò mai più “è passat a nuttat”… perchè è la cosa più brutta che potrei dire a me stesso.
Einherjar!

 

King of Asgard – “Einherjar”

Silence, hark and behold
Shattered fields, substantial darkness… and a swallowed sun
A sudden void, a sacred ground… where Death has sung

Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Chosen to die by the glimpse of an age
Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Reunite, we all shall fall

Härjafader, a woven fate in the hall of the slain
Härjafader, and a shadow of a thousand…
…when the Wolf comes!

A glance cold, dreaful to witness… and to hold
Since dawn of time, awaiting… yearning unfold

Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Chosen to die by the glimpse of an age
Einharjar – Die before us one and all
Einharjar – Reunite, we all shall fall

 

 

 

 

 





La nascita di un sorriso

22 07 2012

Oggi tornavo a Roma con la  mia cara moto ed ero abbastanza preoccupato per la situazione meteorologica; se pioveva per strada mi infradiciavo tutto, dovevo rallentare per la pioggia e tante altre piccole cosucce molto antipatiche. Ero l’unico motociclista sull’autostrada, almeno per i primi 40-50 chilometri. Io, comunque, vado alla mia tranquilla velocità di crociera che si assestava sui 100/110 Kmh in prima corsia. Improvvisamente vedo nello specchietto una moto, anche lei che procede molto tranquilla anche se leggermente più veloce di me. Anche lei imbardata per un viaggio, con zaino, borse, ecc. Appena mi si avvicina, rallenta alla mia velocità, mi suona, mi saluta con la mano sinistra e con la stessa mi fa ONE con la mano.

Non mi era mai capitato, ma è lì che nasce il sorriso che mi accompagna per tutto il viaggio. Ripeto sembra una cazzata, se ci ripenso lo sembra pure a me. Ma sorridevo e mi cantavo continuamente:

Get your motor runnin’
Head out on the highway
Lookin’ for adventure
And whatever comes our way
Yeah Darlin’ go make it happen
Take the world in a love embrace
Fire all of your guns at once
And explode into space

I like smoke and lightning
Heavy metal thunder
Racin’ with the wind
And the feelin’ that I’m under
Yeah Darlin’ go make it happen
Take the world in a love embrace
Fire all of your guns at once
And explode into space

Like a true nature’s child
We were born, born to be wild
We can climb so high
I never want to die

Born to be wild





L’arcobaleno della luna

6 05 2012

Stasera ero a bere in un pub. Al bancone, come quei film americani dove l’antagonista si prende una pausa e affoga i suoi pensieri nell’alcool.

All’improvviso entra una persona adulta, quarantenne, che strascica parole senza senso verso il gestore di questo pub. Non gli do peso e lo “giudico” come il solito ubriacone strafatto. Sbaglio e lo sapevo nel momento in cui lo pensavo.
Esco a fumare una sigaretta e lui è lì che barcoll tra la porta del bar e la sua macchina. Mi siedo su un gradino e lui chiede se può sedersi di fianco a me. Mi chiede: “posso per favore sedermi? Non do fastidio a nessuno”. Si accomoda e chiede delle noccioline, qualcosa da mangiare. Era triste, attraverso i suoi occhi vedevo una vita persa. Mi alzo e “rubo” la ciotolina di arachidi che mi era stata offerta, dopodichè gliela rendo. Lui torna in macchina. Dopo qualche istante mi riporta la ciotola che conteneva le noccioline e si risiede di fianco a me. Ero probabilmente preoccupato o forse impaurito da quell’azione. Per l’idea che avesse fatto qualcosa di inconsulto o perchè quella persona avrebbe fatto qualcosa che non mi immaginavo. Era l’ignoto. Intanto continuavo a bere la mia birra. Lui continuava a strascicare le sue parole, finquando ebbero un senso. Disse “è morto mio padre… io non voglio dare fastidio”. Mi alzo e vado a prendere un whiskey. Mi fermo al bancone e il “pubman” mi spiega che è una persona che ha bisogno di attenzione. Che era un personaggio noto. Io penso e ripenso appoggiato sul bancone. Penso al perchè. Lo guardo e gli dico “De Crescenzo disse che esistono due tipi di persone. Gli uomini d’amore e gli uomini di libertà. Quella persona è un uomo d’amore, ha bisogno di qualcuno”.

Torno da lui e gli parlo guardando la luna. Lui cercava di piangere, cercava perchè non gli uscivano lacrime, ma la sua voce era rotta come una persona che si strugge di un problema assurdo. Ma non c’erano lacrime.

Continuo a parlargli, cercando di confortarlo, pur sapendo che le mie parole erano rivolte ad una persona completamente ubriaca. Che non riusciva nemmeno a reggere la sua bottiglia di peroni.

Mi dice che ha 40 anni e suo padre era morto due giorni fa. Non ho mai saputo agire nei confronti di un lutto, ma sembrava tutto facile in quel momento. Probabilmente erano le solite frasi fatte, ma gliele dicevo come un fratello maggiore e sembrava che lui mi ascoltasse.

Tra i fumi dell’alcool si appoggiava nel muretto di fianco a lui e cercava di piangere. Io non riuscivo a cercare un contatto, una mano sulla spalla per rincuorarlo, al che guardo il cielo. C’era la luna, grande e luminosa. Attorno ad essa una grande nuvola. E quella nuvola era colorata di tutti i colori conosciuti. C’era un arcobaleno. Di notte.

Quella persona ubriaca comincia a parlare, di cose che non gli ho chiesto. Parla, parla e parla. La pena amorevole che provavo per lui comincio a sfumare. Avevo a che fare con il solito ubriaco. Mi dice che aveva preso un calmante prima di bere. Io mi fermo e gli domando: “che calmante?”; “un tavor” risponde lui.

Ho a che fare con una persona che in quel momento ha perso ogni raziocinio. La sua mente sconvolta tra psicofarmaci e alcool. Il cocktail peggiore che possa esistere.

Me ne vado salutandolo e guardo ancora quella luna immersa nei colori… colori che mi fanno pensare alle migliaia di possibilità che la vita può donarti.
Oggi giocavo a Fallout 3. Uno schiavo mi dice: “Quando deciderai di non raggiungere il tuo obiettivo, lo raggiungerai”.

Adesso sono qui e ascolto una musica.
Che non è la musica frivola dei nostri tempi. La ascolto e carpisco, nei suoi movimenti, una storia. Forse soltanto quella di questa sera, o forse, tutte le storie vissute.