On your time [Dark Tranquillity]

13 01 2010

On your time. La riascolto dopo non so quanti millenni. Devo ammettere, purtroppo, che non mi sono mai soffermato a leggere a fondo il testo. Mi lasciavo rapire dal ritmo regolare della batteria e dalla sinuosità della voce pulita. Con gli occhi di mille anni fa e per le parole che riuscivo a comprendere senza leggere il testo, credevo fossero due persone che stessero semplicemente ballando. Ma l’interpretazione non poteva essere più sbagliata. Poi, mi domando e chiedo, come ho potuto pensare che il maestro Stanne scrivesse una canzone che parlasse semplicemente di un ballo? Misteri che rimarranno irrisolti….

Oggi, però, mi è balzato agli occhi il testo della suddetta. E mentre i miei occhi scorrevano su e giù per le righe della canzone ho davvero compreso la poesia della canzone. O almeno credo…

Credo che la maggior forma di complicità e, sotto certi aspetti, di amore tra due persone, sia proprio il seguire lo stesso tempo e lo stesso ritmo. Che sia il tempo dei pensieri, il ritmo delle parole, il battito congiunto del cuore o ancora la congiunzione di due attimi diversi ma condivisi, non è importante. Quel tempo così nemico, che quando riesce a fondersi tra due persone diventa il metronomo di un qualcosa molto simile alla perfezione.

Il “tuo tempo” di Stanne penso voglia intendere proprio questo. Forse in maniera un po’ più intima, ma mi piace immaginarlo come un tempo che si possa adattare a qualsiasi cosa.

Dopo questa lunga introduzione non posso far altro che lasciare canzone, testo originale e traduzione. Quest’ultima, sicuramente, darà più spiegazioni di quanto ho fatto io.

Grazie Mikael.

On your time – Dark Tranquillity

Neither here nor there in our unity of twine
solitary sanity, traded in for life

once we crawled into the artificial night
all was left and I arrived on your time

there in the collision
wish answers could arrive
was I kept up for this?
did the physical emotion
break the fall of sleep?

I’d never thought of things that you would say
could never tell if what you said were lies

it’s in here eating
it’s down there drinking
be with me, not against me
bear with it, love against me

I’ve never known if there was enough time
could never tell if it was done just right

an icicle thrust
to soothe the disorder
between the eyes
where the well is the deepest

and so unease carried words
that spoke of no matter
was I held here for this?
did the path of devotion stay from what you felt?

I’ve never seen things here in this light
could never tell if your touch was deeper than skin

once I thought that what no time can heal
is here in me – but time proved me wrong
deeper still toward an outward pride
no more lies – I’m here on your time

_____________________________

Nè qui nè lì nella nostra unità di intreccio,
solitaria ragionevolezza, scambiata con la vita.

Una volta strisciammo nella notte artificiale
tutto fu lasciato e io arrivai al tuo tempo

Là nella collisione
mi augurai che delle risposte potessero arrivare
ero tenuto a galla per questo?
Fu l’emozione fisica
a spezzare il sonno?

Non avevo mai pensato alle cose che diresti,
mai compresi se ciò che tu dicesti erano menzogne

È qui che mangia.
È laggiù che beve.
Sii con me, non contro di me
Sopportalo, ama contro di me

Non ho mai saputo se c’era abbastanza tempo
mai compresi se ciò era fatto in modo giusto

L’urto di un ghiacciolo
per placare il disordine
im mezzo agli occhi
dove il pozzo raggiunge la massima profondità.

E perciò il disagio portò le parole
che parlarono di nessun argomento
sono stato tenuto qui per questo?
Il cammino della devozione si trattenne da ciò che hai provato?

Non ho mai visto cose qui in questa luce,
mai compresi se il tuo tocco era più pronfondo della pelle.

Una volta pensai che ciò che nessun tempo può guarire
è qui dentro di me – ma il tempo dimostrò che avevo torto.
Comunque più profondo verso un orgoglio esterno
niente più menzogne – sono qua al tuo tempo.

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Nel vederla

26 12 2009

Imprevedibili graffi nel buio,
si dimenano irrefrenabili
alla ricerca
della sua essenza.

Ricadono docili.
Suoni strappati dal rumore,
e giacciono inermi.
Riposti in composte linee.

Al loro interno,
ritratta dalla scia
degli stessi segni,
la sua figura.





Requiem. Alda Merini.

2 11 2009

Apprendo con triste e forte stupore che ieri è morta la persona che credevo non potesse morire mai. La vedevo completamente impazzita ma allo stesso tempo pura e quasi innocente.

Non potrò mai dimenticare la follia dello scrivere numeri e numeri in giro per la casa. Sulle pareti, sugli specchi, sui mobili.

M’hanno sempre affascinato i suoi viaggi mentali.

E m’ha sempre affascinato questa poesia.

Pianto dei poeti

Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l’ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell’ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l’amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l’acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.

Requiem.





Cose Antiche

4 09 2009

Sembra indifferente,
come il vento tra le foglie.
Respira nuove immagini
su sogni e desideri,

corre forsennata
e quasi inciampa.
Mi trascina,
mi graffia e mi ferisce.

È la schiuma del mare
che vedo e mi bagna,
che affonda i miei piedi
tra la sabbia.

Sembrano anime salve
che si posano nel ventre,
su tetti oscuri e
su spiagge ancor più assolate.

Le guardo attonito
sembrando stupido e distratto.

Mi poggio su un fiore candido,
rischiando d’aspettare
una collisione di voci e sguardi.

Battaglie in pensieri,
su distese di ricordi desolati.
Proprio come quando
una goccia di rugiada

si trascina,
segnando a fuoco freddo,
gocce di memorie
dimenticate nel cammino.





Al secolo: “Volare Part II – 6 Dicembre 2001 – Ore 22:43”

2 08 2009

Notte di pensieri imprecisati,
forse inesistenti.
Mondo immaginario di roseti isolati
in reazioni di sogni infranti.

Oscuro volere dell’immenso splendore
e infiniti pianti
raccolti in piccole mani
di rosso colore.

Attorno a te
il volere dei “Santi”.
Cammino in un altro giorno
forse non di questo mondo.

Non è questo ciò che sogno.
Adesso scendo dalle illusioni di mille persone,
e nello sconosciuto regno,
dal quale è inanimata la passione
in infiniti scontri senza ritegno

Perché continuare a camminare
quando sai che puoi
cominciare a volare?

Eh, sì. Probabilmente, anzi, quasi sicuramente, la prima poesia che ho scritto. Quando c’era ancora qualcosa da dire. Qualcosa di antico….





Nei ricordi e nel presente

13 06 2009

Tra visi sovrapposti,
forse simili,
s’intravede tra anfratti apperenti
il richiamo di luci appassite.

Emozioni rintoccate da attimi
scanditi da suoni di voci melodiose
e tentenna il mio corpo
su risaie troppo fertili.

Come foglie scivolano
attraverso rami e vento,
penso incessantemente
ad una triste lacrima di resina.

S’attacca nel volere e
spegne qualsiasi lume,
trascende da idee radicate nel pineto
per finire in quelle stesse voci suadenti.





Guardando indietro

27 03 2009

Un giorno mi volterò indietro
osservando tutto il passato.
E soffrirò per questo.

Guarderò nuvole passate
a diffonder pioggia,
raggi di sole offuscati
da gocce grosse e pesanti.

Quando il cammino era lento
poi veloce e incerto.
Quando gli attimi erano attimi
e inciampavo nei miei pensieri.

Soffrirò, un giorno,
per lui o con lui.
Guarderò  indietro
e nel dubbio,

piangerò e riderò.