What kind of love [Avantasia]

23 09 2009

Dalle menti del progetto powermetal di Tobias Sammet che ha fuso musicisti del calibro di: Eric Singer (KISS e BLACK SABBATH), Rudolf Schenker (SCORPIONS),  Alice Cooper, Timo Tolkki (STRATOVARIUS), Michael Kiske (HELLOWEEN), Kai Hansen e Henjo Richter (GAMMA RAY), Andrè Matos (ANGRA) e tantissimi altri.

Il nome Avantasia è la fusione delle parole Avalon e Fantasia e descrive, secondo il leader del progetto, un mondo che va aldilà dell’immaginazione.

Pubblico questa canzone perchè credo sia, sempre secondo il mio modestissimo parere, una delle migliori ballate power-metal di tutti i tempi. E non esagero con la definizione. Anche se la voce di Sammet non è proprio una delle mie preferite, Amanda Sommerville, e anche il testo, perchè no, compensano pienamente!

Perchè anche sotto il metallo batte un cuore!

Signori, What Kind of Love degli Avantasia.





Legge contro il cristianesimo [F. Nietzsche]

3 09 2009

LEGGE CONTRO IL CRISTIANESIMO

Data nel dì della salute, nel primo giorno dell’anno uno
(– il 30 settembre 1888 della falsa cronologia)

Guerra mortale contro il vizio: il vizio è il Cristianesimo

Prima proposizione. – Viziosa è ogni specie di contronatura. La più viziosa specie d’uomo è il prete: egli insegna la contronatura. Contro il prete non si hanno motivi, si ha la prigione.

Seconda proposizione. – Partecipare ad un ufficio divino è un attentato alla pubblica moralità. Si deve essere più severi contro i protestanti che contro i cattolici, più severi contro i protestanti liberali che contro quelli di stretta osservanza. Il delittuoso dell’essere cristiani cresce vieppiù ci si avvicini alla scienza. Il criminale dei criminali è quindi il filosofo.

Terza proposizione. – Il luogo esecrando in cui il Cristianesimo ha covato le sue uova di basilisco sia distrutto pietra su pietra e sia il terrore di tutta la posterità quale luogo abominevole della Terra. Su di esso si allevino serpenti velenosi.

Quarta proposizione. – La predicazione della castità è istigazione pubblica alla contronatura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni contaminazione della medesima mediante la nozione di “impurità” è vero e proprio peccato contro il sacro spirito della vita.

Quinta proposizione. – Chi mangia alla stessa tavola di un prete sia proscritto: con ciò egli si scomunica dalla retta società. Il prete è il nostro Ciandala – lo si deve mettere al bando, affamare, menare in ogni specie di deserto.

Sesta proposizione. – Si chiami la storia “sacra” col nome che merita in quanto storia maledetta; le parole “Dio”, “salvatore”, “redentore”, “santo” siano usate come oltraggi, come epiteti da criminali.

Settima proposizione. – Il resto è conseguenza.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, L’Anticristo, scritto a Torino nel Settembre 1888





C’è una casa in New Orleans…

29 03 2009

…la chiamano il sole nascente.

The house of rising sun è una canzone molto ambigua. Nessuno conosce la sua vera origine, anche se alcuni studiosi di musica folk pongono la sua nascita all’incirca nel ‘600 con una canzone popolare inglese.

Sono stati più di 100 i gruppi o i cantanti che l’hanno interpretata. Da Jimi Hendrix a Joan Baez e da gli Eagles ai Sentenced. The house of the rising sun, oggi, è un eufemismo per indicare una casa chiusa. Tuttavia questa casa di cui parla la canzone non si sa se sia reale o fittizia.

Mi hanno sempre affascinato queste canzoni perdute nel tempo e mi chiedo come questa canzone sia vissuta per più di 400 anni cambiando costantemente genere. Dal folk sua origine al metal odierno.

La musica è musica. Mi chiedo anche perchè non l’abbiano trasformata in merda i nostri bei cari miti di oggi. Da gigi d’alessio a vasco rossi e da tutti quei deficienti che azzeccano suoni a caso che poi la sparano a 100db ( se è una serata tranquilla ) nelle discoteche. L’oro è oro. Non si può cambiare. Io la vedo come una reliquia che i profani non possono toccare. Non possono nemmeno immaginarlo. Purtroppo a volte capita. Questi maledetti uomini perduti si permettono persino, a volte, di storpiare canzoni di autori illustri quali Fabrizio De Andrè e Franco Battiato. Mio dio….

Quanto è triste. Poi mi chiedono perchè. Ma perchè mi piace essere così. Perchè ho ancora la fortuna di possedere un cervello che elabora informazioni ed è capace di decidere da sè. Perchè preferisco essere un puntino nero su un foglio di diecimila metri quadrati, perchè preferisco essere una mosca bianca. Perchè unirmi alla marmaglia odierna mi fa schifo.

Lascio ascoltare le versioni che mi hanno più colpito per la differenza e l’interpretazione delle stesse.

Ci sono due versioni originali. Una al maschile e una al femminile. Lascio testo e traduzione soltanto di quella al maschile. Le donzelle saranno così carine da trovarsi la loro per sè 😛

Bob Dylan


Shawn Mullins


Pink Floyd


Muse


Walls of Jericho


Sentenced

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God I know I’m one

My mother was a tailor
She sewed my new bluejeans
My father was a gamblin’ man
Down in New Orleans

Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and trunk
And the only time he’s satisfied
Is when he’s on a drunk

Oh mother tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun

Well, I got one foot on the platform
The other foot on the train
I’m goin’ back to New Orleans
To wear that ball and chain

Well, there is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God I know I’m one

C’è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di esssere uno di questi

Mia madre era una sarta
cucì i miei blue jeans nuovi
mio padre era un giocatore d’azzardo
giù a New Orleans

Ora, l’unica cosa
di cui ha bisogno un giocatore d’azzardo
è una valigia e un bagagliaio
Ed è soddisfatto
solo quando
è ubriaco del tutto

Oh madre di’ ai tuoi figli
di non fare quello che ho fatto io
di non spendere la loro vita
nel peccato e nella miseria
nella casa del sole che sorge

Ora, un piede sul binario
l’altro piede sul treno
sto tornando a New Orleans
con la palla al piede [cioè in prigione]*

Ebbene, c’è una casa
a New Orleans
La chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di essere uno di questi






Chiarimenti su me

14 03 2009

Io vivo per cose astratte, abbracciate da sogni. Mi immergo ogni giorno in tristi fiumi d’autunno. Porto avanti pensieri non per ragione, ma per un istinto costante che mi spinge e mi eccita. Vivo la vita per quel che è; solo in una giungla cacciando o aspettando una preda che forse non arriverà mai. Quella preda, però, deve avere la forza d’uccidermi, o meglio, di confrontarsi a me, altrimenti sarà morta e dovrò solo aspettare la prossima. Che possa intravederla o non.

Vivo per immagini e sensazioni. Vivo per sei sensi. Vivo tra labbra strette e occhi profondi. Vivo oltraggiando il conosciuto e tuffandomi in universi senza confini.

Sento quell’essenza, quella che mi porta ad un domani senza barriere. Vivo l’attimo che mi rende completo, ma desidero ardentemente la scintilla che mi trascini alla pazzia.





Moleskine – Ha stregato anche me

9 05 2008

Moleskine è l’erede del leggendario taccuino degli artisti e intellettuali degli ultimi due secoli, da Vincent Van Gogh a Pablo Picasso, da Ernest Hemingway a Bruce Chatwin.

Compagno di viaggio tascabile e fidato, ha custodito schizzi, appunti, storie e suggestioni prima che diventassero immagini famose o pagine di libri amati. Un semplice rettangolo nero, gli angoli arrotondati, i risguardi trattenuti da un elastico, la tasca interna: un oggetto anonimo e perfetto nella sua essenzialità, prodotto per oltre un secolo da una piccola manifattura francese che forniva le cartolerie parigine, frequentate dalle avanguardie artistiche e letterarie internazionali.

Prediletto da Bruce Chatwin, che lo chiamava “moleskine”, verso la metà degli anni ’80 divenne introvabile. Nel suo libro “Le vie dei canti”, Chatwin ci racconta la storia del piccolo taccuino nero: nel 1986, il produttore, un’azienda familiare di Tours, chiude i battenti. “Le vrai moleskine n’est plus”, gli avrebbe annunciato teatralmente la proprietaria della cartoleria di Rue de l’Ancienne Comédie, dove era solito rifornirsi. Chatwin comprò tutti i “moleskine” che riuscì a trovare prima di partire per l’Australia, ma non furono abbastanza.

Nel 1998, un piccolo editore milanese riporta in vita il leggendario taccuino, scegliendo questo nome letterario per rinnovare una straordinaria tradizione. Sulle orme di Chatwin, Moleskine riprende il suo viaggio, proponendosi come indispensabile complemento della nuova tecnologia portatile. Cogliere la realtà in movimento, catturare dettagli, segnare sulla carta l’unicità dell’esperienza: Moleskine è un accumulatore di idee e di emozioni che libera la sua carica nel tempo.

L’avventura di Moleskine continua, il seguito lo racconteranno le sue pagine ancora bianche.