Giù, in addormentati dedali astratti

3 03 2009

Sogni e sogni,
di irrealizzati spazi
su petali di rose
posati sul nulla.

Si muovon le labbra
al respiro del vento,
sussurando e articolando
versi e parole insensate.

Ricordo quando scrissi,
poggiato su spine taglienti
che strappavano la pelle
dai pensieri più profondi.

Sangue e parole,
parole e sangue,
sgorgavano libere dalla fonte,
nera, e più accesa del sole.

Un calore etereo che m’abbraccia,
poi, la mano che la cerca.
Si posa sempre più vicina
con la paura di toccarla.

M’assorbono i suoi occhi,
non rivolti verso me,
e il docile profilo
che si nasconde tra fumi e nebbia.

Nella stessa turbine di raggi
mi tocca un fluido:
aura fredda e fonte di sollievo,
di pensieri nascosti e sogni.

Quando per colpirla, la sfioro,
anima e corpo si fermano.
Osservando increduli,
l’interminabile spazio tra terra e sogno

tra il sogno e il reale,

e

tra il presente e la paura del futuro.

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